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la strategia di sel

«Il tentativo di costruire un polo più forte di sinistra»

«Il tentativo di costruire un polo più forte di sinistra»

Prima la sinistra, poi il centrosinistra. È il ragionamento che porta avanti in vista delle elezioni regionali Sinistra, ecologia e libertà, così come lo racconta Antonio Langella, fino a poco tempo...

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Prima la sinistra, poi il centrosinistra. È il ragionamento che porta avanti in vista delle elezioni regionali Sinistra, ecologia e libertà, così come lo racconta Antonio Langella, fino a poco tempo fa coordinatore del circolo di Ferrara. I vendoliani dell’Emilia Romagna hanno deciso di non partecipare alle primarie di coalizione del 28 settembre (diversamente da altre forze dell’alleanza come Centro democratico), ma puntano senza dubbio a entrare a farne parte. Del resto, su un loro arrivo confida anche Paolo Calvano, che ha preso atto della scelta loro e di Rifondazione comunista di far passare questa prima fase, attendendoli però in un secondo momento. «Noi ora stiamo cercando di coinvolgere diverse rappresentanze, anche quelle dei movimenti, della società civile e delle associazioni – spiega dunque Langella –, nel tentativo di costruire un polo di sinistra che abbia ovviamente come prospettiva il centrosinistra, anche se in una fase successiva». Nessun dubbio insomma sul fatto che alla fine Sel nell’alleanza ci sarà. «Il centrosinistra resta il nostro obiettivo e noi siamo sempre per provare a governare – ricorda –, ma come sempre stiamo cercando di creare un polo più ampio di noi, per portare un contributo superiore». La mancata partecipazione alle primarie significa che alla fine i vendoliani dovranno appoggiare un candidato presidente che non avranno contribuito a scegliere, ma questo non crea loro problemi: «accetteremo il risultato». Non ci sono invece contatti in corso da parte di Sel con Rifondazione comunista, magari per creare la gamba sinistra dell’alleanza: «non ci stiamo a ricostruire vecchi schemi, pensiamo più che altro a una sinistra diffusa. Il nostro obiettivo non è quello di relazionarci con un partito». Gabriele Rasconi

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