Don Minzoni, il suo esempio è ancora vivo
Commossa celebrazione in paese nel 91º anniversario della morte del prete martire
ARGENTA. Non solo scout di Argenta, da Comacchio e da tutto il ferrarese, ieri, in duomo, per ricordare la figura di don Giovanni Minzoni (Ravenna, 1 luglio 1885- Argenta, 23 agosto 1923), c'erano anche le rappresentanze di tre associazioni giunte da tutt'Italia.
«Una figura - come ha ricordato il vescovo di Ravenna monsignore Lorenzo Ghizzoni all'inizio della messa - che non scompare ma rimane nella storia. Don Minzoni è stato uno dei parroci impegnato per i giovani: un esempio che deve influenzare nell'educazione».
In una chiesa gremita di fedeli e scout, di fronte alle autorità civili e militari, il vescovo ha lasciato che l'omelia la facesse Padre Alessandro Salucci assistente nazionale dell'associazione scoutista Agesci e amico da sempre del premier Matteo Renzi. Dopo una critica ai sondaggi, Padre Salucci ha presentato due immagini di don Minzoni; come a Gesù non interessa la massa ma il singolo «così pure don Minzoni quando la massa fascista aveva un pensiero unico, a don Minzoni - ha detto Salucci - interessò la crescita del singolo e della coscienza ed ecco perché è martire della fede». La seconda immagine è rapportata a Pietro che, come una roccia, è stato incaricato di costruire una nuova chiesa. «Don Minzoni - ha aggiunto ancora Salucci - è il sacerdote che esprime quella roccia per il suo popolo e dove aggrapparsi». E dal pulpito, Padre Salucci non ha risparmiato poi critiche alla politica, ai poteri dominanti che non sono militari ma economici. «Fare del bene - ha concluso - fa star bene; e don Minzoni, per rispettare un valore, ha offerto la vita».
Al termine, in corteo, il sindaco Antonio Fiorentini - presente il Questore di Ferrara -, si è soffermato con un minuto di raccoglimento davanti al monumento a don Minzoni e successivamente ha deposto una corona sul luogo dove il prete martire venne preso a bastonate da una squadra di fascisti di Casumaro inviati appositamente per dare una punizione, punizione che poi ne causò la morte.
Giorgio Carnaroli
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