Inciampare nelle giornate dei Buskers
L'editoriale del direttore
“Ferraresi, non elimosinate”. Bisogna avere la franchezza di scrivere che in molti, alla vista del cartello esposto fuori da Conad in via Garibaldi, hanno approvato. Hanno pensato che era ora, e che è giusto. Questo pensiero istintivo ed elementare parte dal fatto che l’accattone se davvero piglia dai 60 ai 100 euro al giorno, netti e senza tasse, resterà un accattone, cioè è destinato a professionalizzarsi.
Così tanto che il signor Raffaele Goberti, direttore del supermercato e autore del cartello, imitando un’iniziativa siciliana, suggerisce che l’accattone con un simile reddito è equiparabile a un operaio specializzato. Sempre per un ragionamento rudimentale e per effetto dei nervi scoperti dalla crisi, questo è un fenomeno che può mandare in bestia. Nella sua Lettera ai Tessalonicesi San Paolo sembra assomigliare al direttore del supermercato: “Chi non vuole lavorare, neppure mangi”.
E sempre il direttore del supermercato pare evocare Confucio col suo pensiero sull’emancipazione degli accattoni: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno; insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”. A contraddire l’apostolo e il filosofo c’è il nostro tempo: drammaticamente non c’è lavoro e non c’è pesce, quindi ci troviamo o potremmo trovarci proprio tutti nella condizione di “elimosinare”: un paradosso che è anche un sonoro errore grammaticale commesso sul cartello esposto in via Garibaldi.
Infatti chi “elimosina” è colui che chiede aiuto, porge il cappello o protende il bicchiere di plastica. L’invito ai propri clienti “a non elimosinare” di conseguenza inverte il ruolo di chi elargisce. Il supermercato di Ferrara riproduce l’errore grammaticale originario riportato nel cartello del negozio siciliano, “non elimosinare”.
Due le divaricazioni con l’episodio capitato sull’isola. La prima è la scritta che a Catania ha citato esplicitamente “gli zingari davanti alla porta”. La seconda che riguarda il reddito presunto da accattonaggio. Il supermercato catanese lo fa oscillare tra i 60 e gli 80 euro al giorno, “una quantità di denaro che un operaio specializzato italiano non riesce a guadagnare”. Addirittura 20 euro in meno rispetto la nostra città, dove però l’operaio specializzato guadagnerebbe lo stesso, sempre secondo i ragionamenti dell’autore ferrarese.
In questa storia di strada anche il sindaco di Ferrara e l’Associazione Nazione Rom svolgono un ruolo di rito, automatico. Un austero Tagliani ha bollato come incivile l’iniziativa del direttore del supermercato. Dopo l’episodio siciliano, quello ferrarese è il secondo a essere registrato dalle agenzie nazionali e rischia di classificare la nostra città nella fascia dell’intolleranza.
Di conseguenza il primo cittadino ha svolto un’azione sintomatica e preventiva, innestando il caso ferrarese nella storia ordinaria della convivenza e nella legittimità giuridica: “Da che mondo e mondo i mendicanti ci sono sempre stati e l’elemosina è un atto libero”. Libero, cioè dipende anche dalla nostra volontà di alimentarlo; dal vedere che la povertà oscilla con la salute o l’asma dell’economia; dal riconoscere che molti accattoni sono finti storpi o ostentano le menomazioni, e appartengono a composite strutture e a compagnie di giro; dall’aver chiaro che la città è lottizzata da diverse tipologie di questuanti (davanti ai negozi, di fronte alle chiese, nei parcheggi…); dal sapere che molti cittadini italiani e stranieri sono in miseria e con assoluta dignità bussano alla Caritas ma non osano professionalizzare il loro stato.
L’Associazione Nazione Rom si ripromette di aprire una procedura anti-discriminazioni razziali al Dipartimento pari opportunità della Presidenza del Consiglio. Così il problema scatenato dal direttore del supermercato con pennarello e cartello diventa razziale.
Questa polemica casca nei giorni particolari, gioiosi, creativi, sociali dei buskers. I quali rappresentano il trionfo dello spettacolo di strada, l’espressione dell’arte che sublima una condizione, anzi, ne fa lo strumento. Quindi è immaginabile il timore per la considerazione di Ferrara: madre nutrice degli artisti di strada che inciampa nel cartello di via Garibaldi. Inciampa.
s.scansani@lanuovaferrara.it
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