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«Una provocazione, non mi scuso»

Ed è arrivata anche la telefonata di solidarietà dell’esercente di Catania

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FERRARA. Ci ha pensato la pioggia a inzuppare il cartello della discordia e a determinarne il rapido smantellamento dalla sua postazione davanti al Conad di via Garibaldi dove ieri mattina - dopo una giornata di polemiche di fuoco - era arditamente ricomparso, seppure per poche ore: «Ormai lo hanno letto tutti, molti dei miei clienti hanno solidarizzato. Per il resto, si sa, Ferrara è una città che sonnecchia», commentava ieri Raffaele Goberti, il commerciante catapultato dalla quiete di un supermercato di provincia alla ribalta dei Tg e delle testate nazionali.

Che, tra l’altro,  informavano che l’epidemia “no accattona” aveva contagiato anche Pordenone. Di certo Raffaele Goberti non si aspettava tutto questo chiasso: «Migliaia di accessi sui siti internet, non credevo di suscitare tante reazioni, un’eco davvero impensata - confessa - Mi ha chiamato anche il signore di Catania (che per primo ha posto un analogo “invito” davanti al suo negozio, prendendosela direttamente con “gli zingari”, ndr); lui ha commesso però l’errore di scrivere di “non elemosinare i rom”. Io invece ho voluto sollevare l’attenzione sul problema più generale dell’accattonaggio molesto. Non vedo perché debba scusarmi con la Nazione Rom».

Tra i tanti che lo criticano, però, ha incassato la solidarietà delle associazioni di categoria, sia dell’Ascom a cui appartiene, sia della Confesercenti a cui è stato iscritto fino a un anno fa.

«Mi fa piacere, perché la mia era prima di tutto una provocazione per far capire uno stato di esasperazione che tanti subiscono e quasi nessuno dichiara pubblicamente. Spero che venga presa seriamente, non solo con discorsi di facciata ma con azioni concrete». Goberti dunque non arretra di un millimetro, all’indomani dello sdegno dimostrato dal sindaco Tagliani («atto di inciviltà») e delle accuse di discriminazione espresse dall’associazione Nazione Rom. Anzi, quello che chiede è «vietare l’accattonaggio in centro, non per abbandonare chi chiede l’elemosina ma per aiutarli in altri modi, perché quello dell’accattone non è un lavoro. Amo la mia città e voglio difenderla, e negli ultimi tempi assomiglia sempre di meno a quel Patrimonio dell’Umanità dichiarato dall’Unesco».

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