Visita tra 14 mesi per una donna malata
Tempi infiniti per una 50enne di Bosco Mesola, affetta da leucopenia: «Finirò con l’andare da uno specialista a spese mie»
BOSCO. «Tutti i giorni mi sento spossata ed affaticata, in alcune giornate fatico a lavorare». Non è facile andare avanti per G. C., 50enne di Bosco Mesola, affetta da una malattia autoimmune, almeno secondo la diagnosi di un ematologo. Fino a qui la situazione potrebbe sembrare, purtroppo, un caso simile a molte altre patologie, ma a questa donna l'Asl ha fissato la prossima visita di approfondimento dal reumatologo nell'ottobre del 2015, vale a dire a circa 19 mesi dall'impegnativa e, da oggi, 14 mesi.
Ed è proprio su questo punto che la protagonista della nostra storia obietta: «Mi trovo a convivere con questi sintomi - dice - e una nuova visita dall'ematologo, che mi rimpalla dal reumatologo e viceversa, me la sono dovuta pagare per accelerare i tempi, mentre per l'Asl dovrei andare dal reumatologo fra un anno e mezzo; finirà che probabilmente, per avere un'assistenza più veloce, mi recherò anche da questo specialista a spese mie». La donna lancia un appello per chi è in maggiore difficoltà: «Fortunatamente io ho sia le risorse economiche sia un mezzo per recarmi a queste visite a pagamento e non voglio la pietà di nessuno, ma una persona anziana o in difficoltà economica come può fare? Spero che casi come il mio non si ripetano». Ma di cosa soffre questa coraggiosa signora e, poi, la sua situazione ha carattere d'urgenza? Per l'ematologo che l'ha visitata soffre di una leucopenia con neutropenia e linfopenia. Parole incomprensibili per i non addetti ai lavori; allora noi ce li siamo fatti spiegare da un medico e da un farmacista. Va premesso che entrambi sono rimasti perlomeno perplessi di fronte ai tempi d'attesa di una visita per un caso del genere. La leucopenia è una patologia correlata con malattie autoimmuni che presentano l'attacco di anticorpi contro componenti sane dell'organismo erroneamente interpretate dallo stesso come pericolose, quindi meritevoli di un attacco immunitario. In pratica il corpo attacca se stesso considerandosi, a torto, vittima di un'infezione. Questo "cortocircuito" del sistema immunitario può portare a epatite autoimmune, lupus heritemaso sistemico o sindrome di Sjogren. Inoltre, la positività agli Ana (anticorpi antinucleo), come in questo caso, superiori al valore di 1:160, conferma la presenza di anticorpi anomali diretti contro la componente cellulare umana.
Questa donna ha iniziato la sua battaglia nel '99 e, dopo ripetuti esami del sangue, è presente, specie in questi ultimi mesi, un costante abbassamento dei globuli bianchi. Senza ovviamente volersi sostituire ai medici, restano palesi i disagi fisici e psicologici in cui lei vive e i sintomi invalidanti spiegati all'inizio di questo racconto, tra cui la frequente stanchezza. Il fatto che nella diagnosi, non ancora definitiva, chiami in causa almeno due tipi di specialisti racconta probabilmente di una patologia ancora da inquadrare. A lei, che vive una forte preoccupazione, la conclusione: «Una diagnosi definitiva deve ancora essere espressa perché devo essere seguita da più specialisti e questi lunghissimi tempi per le visite peggiorano la situazione. Con un calo continuo dei globuli bianchi in che condizioni mi presenterò alla visita nell'ottobre del 2015?».
Lorenzo Gatti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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