Il cartello non ferma la carità
Mendicanti ieri erano di nuovo davanti al supermercato. Nel cappello spiccioli di venti e cinquanta centesimi
Ieri mattina il supermercato Conad City di via Garibaldi era aperto, ma al posto del cartello “anti-accattonaggio” - rovinato dalla pioggia - era ricomparso quello di cartone con la scritta a pennarello “Ho Fame”, esibito da un giovane sotto i trent’anni seduto su un trolley malconcio accanto alle rastrelliere per le bici. Inutile tentare di strappare qualche parola all’elemosinante: un po’ per la lingua («parli italiano?» - un cenno di diniego) e un po’ per la presenza di un compare più anziano che a tratti si avvicina controllando il cappello per le offerte. Che, a dire il vero, piovono con parsimonia. Non per mancanza di mani pietose, ma per la consistenza degli oboli: venti centesimi, cinquanta quando va bene, spiccioli ramati quando va male.
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«Sono un pensionato, non posso permettermi di dare granché, ma faccio sempre volentieri l’elemosina se vedo un mendicante - dichiara Giuseppe Meletti - Il cartello? Non merita nemmeno di essere commentato, non vale neanche una risposta. Semplicemente, mi fa male vedere certe cose in una città come Ferrara». I clienti entrano ed escono dal supermercato. Una signora mette la sporta nel cestino e allunga una moneta nel cappello. «A volte sono un po’ insistenti, ma quel cartello non l’ho trovato giusto - sostiene Marcella Cia - E poi, io ho figli della stessa età di quel ragazzo e mi viene istintivo dargli qualcosa».
Un altro anziano si incammina lungo via della Luna dopo aver lasciato cadere qualche spicciolo: «Certo che faccio la carità! E del cartello non voglio neanche parlare». «Io preferisco non dare niente, perché credo che sia un modo per incentivare delle prassi sbagliate e non ben chiare - è l’opinione di Andrea Ghirardini - La beneficenza la si può fare in altro modo. Ma non credo che ci sia bisogno di un cartello, per giunta discriminatorio. La gente è libera di scegliere da sola». Irene Meister al contrario si dice d’accordo: «Stare lì inginocchiati in quel modo, lo trovo degradante e umiliante. Nella povertà invece c’è tanta dignità ».
Nel berretto, dopo circa un’ora di “osservazione”, è caduto poco più di un euro. Chissà, magari non era giornata, ma ben prima dell’orario di chiusura del market - non si esclude perché disturbato dalla nostra presenza - il mendicante si alza, infila il cartello e il berretto nel trolley e se ne è va trascinando la sua valigia scassata lungo via Garibaldi. A occhio, facendogli i conti in tasca, con un gruzzolo che - in proiezione - rende improbabile la stima di “60-100 euro al giorno” di elemosine indicata nel discusso cartello anti-accattonaggio.
Giornata magra, scuote la testa Mustafà, il senegalese che vende libri e braccialetti all’angolo ed è ancora a quota zero. Ma non si lascia stuzzicare nè trascinare nella classica “guerra tra poveri”. «No, del cartello non dico niente, io non c’entro nulla. Dico solo che ognuno è libero di donare quello che vuole... Tu lo vuoi un braccialetto?»
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