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La musica conquista sempre la città

La musica conquista sempre la città

Tantissima gente ha invaso il centro storico per assistere ad uno spettacolo variegato e pieno di luci, suoni e sorprese

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Sarà stato Stefano Bottoni ad arrampicarsi sulla statua di Savonarola e a piazzargli il cartello del Buskers tra le mani? Decisamente no; anzi, il direttore artistico non vorrebbe che rimanesse monco a causa di altre bravate simili. Comunque la prima notte del Festival si è conclusa senza una nube né in cielo, tantomeno in terra a minacciare lo staff. La gente che di pomeriggio fluiva allegramente per le vie del centro storico, in serata si è concentrata maggiormente intorno alle postazioni degli artisti, probabilmente per una questione di luminosità. Dalle 18 di sabato, infatti, i dieci gruppi di invitati designati per la piazza sono stati seguiti alle 21.30 dagli altrettanti dieci più il centinaio di accreditati giornalieri. Gettonatissimi davanti alla chiesetta all'imbocco di via San Romano sono stati i Sedaa, in mezzo ai quali la presenza iraniana di Omid Bahadori alle percussioni ha reso più esotica e palpitante, quasi fosse scandita dal suo diaframma, la musica tradizionale della Mongolia. Perle del quartetto sono le fughe musicali improvvise, fughe sfrenate lontano dalle corde del violino a testa di cavallo, dalla malinconia della brezza nelle praterie al galoppo, appunto, degli zoccoli bradi. Un sound unico sotto l'arco del portone inscurito dal tempo del Suffragio: l'architettura di Ferrara mai passa inosservata ai turisti, specialmente ai ragazzi inglesi come James, affascinati dalla miscela. Invece ieri pomeriggio, poco prima delle 17, gli Hosoo & Transmongolia si sono accomodati a provare in infradito di fianco all'ingresso del Conservatorio “Frescobaldi”, non riuscendo nel parcheggio a passare inosservati.

Matteo Bianchi

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