A Villa Belfiore Borella svela i segreti dei castelli
OSTELLATO. Molto interessante e seguita la conversazione di Marco Borella, ospite al Villa Belfiore di Ostellato del Rotary Club Comacchio-Migliarino-Codigoro sul tema "Il paesaggio culturale estense,...
OSTELLATO. Molto interessante e seguita la conversazione di Marco Borella, ospite al Villa Belfiore di Ostellato del Rotary Club Comacchio-Migliarino-Codigoro sul tema "Il paesaggio culturale estense, dal castello di Ferrara al castello di Mesola". La neopresidente del club Teresa Farinatti ha in apertura presentato il relatore, dal 1980 dirigente della Provincia presso la quale si è occupato di progettazione, restauro e gestione del patrimonio storico dell'Ente. Dal 2011 è Ispettore del ministero dei Beni Culturali. Fra gli innumerevoli lavori svolti anche all'estero (in particolare in Lituania), Borella ha operato anche nel castello di Mesola e nel palazzo Ducale di Ferrara. Rapida ma completa è stata la rassegna storica eseguita dal relatore per illustrare le vicende che hanno portato la famiglia estense, d'origine longobarda, ad assurgere al ruolo di protagonisti attivi della vita politica italiana ed europea per quasi tre secoli; un periodo molto lungo, che al suo esordio ha visto la costruzione del castello di San Michele, a difesa dai concittadini più che dai nemici esterni, per terminare negli ultimi anni di vita di Alfonso II con quello della Mesola, costruito col non troppo celato intendimento di erigere una città portuale a poca distanza da Venezia, come i Medici del resto avevano fatto con Livorno. La valenza culturale, oltre che storica, di questo lungo periodo, è valsa alla cittàla "nomina", da parte dell'Unesco di Patrimonio dell'Umanità: una realtà straordinaria fatta di monumenti ma anche di grandi interventi di bonificazione delle paludi attorno a Ferrara, la costruzione d'innumerevoli "delizie" destinate agli svaghi di una corte itinerante, la sistemazione dei fiumi, per terminare con la grandiosa bonifica del Polesine di Ferrara, operata da Alfonso II assieme ad una ricca "cordata"di banchieri toscani e veneti.Al termine dell'esposizione dell'architetto Borella, numerosi sono stati i quesiti posti dal pubblico presente.
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