Buskers, commercianti divisi sulle aperture extra
I favorevoli: anche se non si vende bisogna farsi conoscere. I contrari: già provato, non ne vale la pena
FERRARA. Vetrine illuminate e negozi aperti o luci spente e serrande abbassate? È l'eterno interrogativo con il quale ogni anno i commercianti si devono misurare. Durante la settimana dei Buskers vale la pena prolungare l'orario di apertura o il pubblico che invade la città ogni sera non fa shopping? Anche su questo i negozianti sono divisi. C'è chi dice che bisogna cogliere la palla al balzo e tenere aperto e c'è invece chi vede la manifestazione unicamente come una scocciatura. Che i turisti giunti anche dall'estero si siano stupiti di vedere la città viva e i negozi chiusi non è un mistero ma può bastare questo per indurre i commercianti a tenere le saracinesche alzate fino a tarda sera? «Per questo tipo di attività non c'è nessun tipo di interesse a rimanere aperti - afferma Luca Tromboni di Heddon - Per la ristorazione è un altro discorso ma per un negozio di abbigliamento come il nostro il festival non porta guadagni in più; detto ciò però, è giusto che ci sia». Proviamo a parlare un po' con tutti: abbigliamento, calzature, bigiotteria, giocattoli, musica… «Noi per tanti anni siamo rimasti aperti la sera ma non abbiamo mai visto un gran riscontro», spiega Lorena Pambianchi, di Pistelli&Bartolucci.
In via Bersaglieri del Po, la "via delle ramazze", un peluche produce bolle di sapone a ripetizione: «Noi siamo aperti e siamo felici che ci siano i Buskers perché - racconta Liana Saiani, della Terra dell'Orso - è un festival in linea con la nostra attività. Anche se i clienti non acquistano subito, possono tornare; è una bella vetrina per noi». Non la pensa allo stesso modo Fabio De Vivo di "Nagliati", negozio di calzature. «Noi non teniamo l'attività aperta perché riteniamo che il target non sia in linea con il nostro prodotto. Questo pubblico negli anni lo abbiamo capito e non rientra nel nostro campo». A pochi passi la bottega di Rita Pocaterra. In vetrina braccialetti, collane, ornamenti e oggettistica. «La gente che viene al festival è spesso e volentieri maleducata, beve tanto e non fa acquisti. Non ho intenzione di tenere aperto più del dovuto perché tanto il guadagno non c'è, anzi… I primi anni era diverso, era più bello, adesso tra i Buskers c'è un po' di tutto…».
In San Romano parliamo con Ala Cazacu, titolare di Regalò, che vede la manifestazione di buon occhio e spiega: «Noi teniamo aperto fino a mezzanotte e oltre. C'è tantissima gente in giro, alcuni si fermano, fanno acquisti o magari tornano successivamente; è anche un modo per far conoscere la propria attività a chi viene da fuori città. Molti commercianti si lamentano della crisi e poi durante il festival tengono i negozi chiusi: forse non sentono così tanto la crisi come dicono. Credo che sia utile saper sfruttare il momento». Anche Laura Poppi, che lavora alla Bottega del Cashmire e sta nel settore da circa 40 anni, è felice del festival: «Il week end è andato molto bene, spero continui così. Vedere i turisti che si innamorano della città è una cosa bellissima che mi riempie il cuore».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
