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inchiesta e superperizia

Ginecologhe indagate per la morte di un feto

Una delle 4 è ferrarese: la tragedia a Ravenna tra una clinica privata e il pronto soccorso

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Quattro ginecologhe sono state indagate a vario titolo per procurato aborto e lesioni colpose nell'ambito di un'indagine della Procura di Ravenna in seguito al decesso di un feto, dopo un esame di amniocentesi e alle gravi ripercussioni toccate alla madre, poi, nell'estate di due anni fa, sottoposta ad asportazione dell'utero e di un ovario.

Due delle indagate sono sanitarie di una clinica privata, entrambe di Ravenna; le altre due, in forza all'ospedale cittadino, una di Cesena e una residente a Ferrara. La vicenda, come è stato esposto nei giorni scorsi, si era innescata nell'estate quando la giovane donna, ravennate, si era sottoposta all'esame nella clinica privata.

Il giorno successivo ebbe la febbre e dopo un paio di accessi in pronto soccorso nei quali era stata rimandata a casa, la situazione precipitò: brividi, conati e dopo il terzo accesso venne sottoposta a raschiamento per via dell'aborto in corso e all'operazione di rimozione dell'utero.

In seguito alla denuncia del legale che tutela la giovane, avvocato Manuela Mengucci, la Procura aveva aperto un fascicolo contro ignoti.

L'iscrizione delle quattro da parte del pm ravennate Stefano Stargiotti è recente ed è legata all'esito della consulenza medica affidata al professor Giuseppe Battagliarin, direttore del dipartimento Materno Infantile di Rimini, secondo cui, in buona sostanza, la procedura di amniocentesi fu presumibilmente sbagliata con perforazione dell'intestino. Inoltre per il consulente, al primo ingresso in pronto soccorso la ragazza andava ricoverata e sottoposta a terapia idonea.

Ora la verifica pre-dibattimentale che è stata fissata per fine settembre davanti al giudice terzo: il gip Piervittorio Farinella infatti ha fissato l'incidente probatorio, per dare incarico di perizia al professor Nicola Rizzo, primario del Sant'Orsola di Bologna: sarà dunque questa superperizia ad individuare nel dettaglio le singole responsabilità della vicenda. Le indagate sono difese dagli avvocati ravennati Ermanno Cicognani, Valentina Fussi e Mauro Brighi.

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