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Gli arredi sacri non possono diventare mobili da bar

Gli arredi sacri non possono diventare mobili da bar

Il parroco fa l’inventario del furto in chiesa: una trentina gli oggetti rubati

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Dopo lo sconcerto e l’amarezza iniziale per il furto di sabato notte, una volta tolti i sigilli da parte dei carabinieri è iniziata la conta dei danni nella Chiesa di Gaibana che sono ingenti, anche se non quantificabili con precisione. Difficile la stima del valore degli oggetti rubati, vista la loro antichità e il fatto che non erano mai stati venduti prima. La lista degli oggetti mancanti conta quasi una trentina di pezzi, tra suppellettili, arredi sacri, statuette, la maggior parte anche molto antichi. Sono scomparse ampolle di vetro di epoca settecentesca, calici di argento sempre della medesima epoca, oggetti sacri di vario tipo, antiche carte liturgiche, la statuetta di legno di San Giovanni posta all’apice del fonte battesimale, anch’essa databile nella medesima epoca. Particolare indignazione suscita il furto di due tabernacoli, letteralmente sradicati dagli altari di San Luigi e della Madonna, posti in due delle cappelle laterali. «Questo si tratta senz’altro del gesto più deplorevole- afferma il parroco don Mario Bertieri- perché oltre al valore in sé dell’oggetto (anche questi erano databili intorno al XVIII secolo) si tratta della profanazione di un simbolo religioso con un significato molto importante; è inammissibile pensare che possano diventare armadietti per i liquori». Stando a quanto appare, sembra molto probabile trattarsi di un furto su commissione, o comunque a opera di qualcuno che se ne intende. «Sicuramente era gente esperta che sapeva dove mettere le mani- afferma don Mario- dal momento che hanno effettuato una scelta piuttosto accurata e competente degli oggetti da portare via, anche se in certi casi devono aver agito di fretta in quanto sono stati sottratti anche alcuni oggetti relativamente recenti e di scarso valore, e questo stona con la selezione che complessivamente hanno fatto».

Significativo a tal proposito il fatto che abbiano staccato una tavoletta della via crucis, salvo poi abbandonarla davanti alla porta; evidentemente solo in un secondo tempo devono averla reputata di scarso interesse, confermando così il fatto che non è stato prelevato tutto indistintamente, ma con una logica ben precisa. Sicuramente hanno operato più persone, delle quali probabilmente una esperta in materia che “coordinava” e altre meno competenti. Anche se la chiesa è inutilizzata da più di 3 anni- è chiusa da prima ancora del terremoto (il quale ne ha ulteriormente aggravato le condizioni), da quando dopo il crollo di un cornicione interno che ne rivelò problemi statici fu dichiarata inagibile- il furto è comunque databile con certezza nella notte tra sabato e domenica, in quanto una paesana che da sempre se ne prende cura, e che tuttora ci si reca frequentemente, afferma che sabato mattina il cancello era sicuramente chiuso.

Grande sgomento e amarezza ha destato in paese questo episodio, non solo da parte del parroco ma anche dei parrocchiani che da sempre se ne prendono cura, non solo per il danno materiale ma anche perché rappresenta il luogo che racchiude secoli di storia, devozione, l’identità culturale della comunità. Inoltre provoca tristezza e rabbia pensare che oggetti di tale valore simbolico e religioso, patrimonio di tutta la comunità, possano diventare elementi di arredo di collezionisti senza scrupoli.

Marcello Ferrari

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