Sulle tavole solo il pesce croato e del mar Tirreno
Comacchio. Imbarcazioni tuttora ferme in Adriatico: si ripartirà tra dieci giorni «Dobbiamo avere ancora i rimborsi per lo stop del 2013», dicono dalla marineria
COMACCHIO. Mentre i rimborsi del fermo pesca 2013 sono ancora in alto mare, nelle pescherie locali spopola il pescato proveniente dalla Croazia, dalle triglie alle alici, dagli sgombri alle sarde. Tutti i giorni arriva dunque nelle pescherie nostrane sia il pesce azzurro finito nelle reti lungo la sponda opposta dell’Adriatico, non interessata dal fermo pesca, che da Trieste a Rimini cesserà il 7 settembre. Il pesce fresco non manca, perché «arrivano anche le sogliole catturate con le reti da posta – commenta Mario Cavalieri, che insieme al padre Walter gestisce una pescheria e un ingrosso a Porto Garibaldi -, dato che il fermo pesca riguarda solo la pesca a strascico». Sempre dalla Croazia approdano nelle pescherie di zona e quindi nelle tavole dei ristoranti e delle nostre case anche branzini e orate, oltre al pesce azzurro, mentre in quantità inferiore giunge il pescato del Tirreno. Nei 42 giorni di fermo pesca biologico, secondo un calendario ministeriale che recepisce le direttive europee, i pescatori della marineria locale si sono dedicati alla manutenzione dei pescherecci, ma non mancano le preoccupazioni, «perché ognuno di noi deve ancora percepire circa 2mila euro dei rimborsi del 2013 – ammettono alcuni di loro al bar del porto - e la crisi anche quest’anno si è fatta sentire parecchio». In attesa del tocco della campana che l’8 settembre segnerà la riapertura ufficiale del mercato ittico di Porto Garibaldi, si continuerà a fare leva sul pesce decongelato proveniente dalla Croazia, dal Tirreno e da alcune zone del Mediterraneo. C’è una forbice negli acquisti, dato che «i clienti locali cercano pesci piatti, come soasi, rombetti, sogliole – spiega Cavalieri -, oltre alle anguille richieste tutto l’anno,insieme a gamberetti e seppioline per i risotti. Seppie, polipi, calamari e gamberi sono richiesti dai turisti per preparare insalate di mare e fritture».Una cosa è certa, i prezzi al dettaglio sono destinati a calare non appena i pescherecci nostrani torneranno a calare le reti. Tutto però è legato a un’incognita: i quantitativi dopo annate non entusiasmanti, caratterizzate dal progressivo calo del pescato. Si ipotizzano prezzi al ribasso per triglie, calamari, canocchie, moli, acquadelle e latterini. Per cozze e vongole niente stop, in quanto «arrivano dagli allevamenti di mitili della sacca di Goro, ma anche da Cattolica e da Trieste – conclude Cavalieri – e per questo tipo di pesca c’è l’autorizzazione in deroga».
Katia Romagnoli
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