Colon, lo screening di lunga vita
L’Asl rinnova la campagna di informazione contro i tumori
Un tema come lo screening del colon-retto, che al primo livello consiste nella raccolta di un campione di feci alla ricerca del sangue occulto e al secondo in un intervento in colonscopia, richiede una comunicazione delicata ed efficace. Per questo l’Asl ha deciso di rinnovare la campagna affidandosi al sociologo Marcello Darbo, che ha riscritto la lettera che ogni due anni le persone di età compresa tra i 50 e i 69 ricevono. Quella precedente citava tanto il tumore quanto la raccolta del campione di feci, quella che ha cominciato a circolare in giugno non li nomina «perché tanto la gente sa benissimo di cosa stiamo parlando, e diffondere paura la porta a evitare il messaggio» spiega. L’obiettivo è aumentare la percentuale di riceventi che aderisce allo screening, al momento si attesta intorno al 50% «e in passato anche inferiore» ricorda Aldo De Togni, responsabile screening oncologici dell’Usl, ma nel Modenese arriva fino al 65%. La prevenzione è particolarmente importante, «perché fare diagnosi precoce vuol dire guarire le persone – ammonisce Vincenzo Matarese, endoscopista digestivo in servizio al S.Anna –, perché guarire si può. I ferraresi sono ancora spaventati da questo esame, spesso si trovano atteggiamenti di rifiuto verso la colonscopia, ma oggi avviene in un regime di sedazione che permette di affrontarlo evitando fastidi e dolori. E l’Endoscopia di Cona è all’avanguardia in Regione». Il collega Giorgio Zoli ricorda che negli ultimi sette anni sono stati diagnosticati polipi (lesioni iniziali benigne) a 560 pazienti, a 1.520 polipi che si stavano trasformando in tumori e a 360 tumori già sviluppati. Come spiega, il kit per il primo livello continuerà a essere disponibile in tutte le farmacie della provincia, e dovrà essere consegnato in uno dei centri raccolta. (g.r.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
