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ieri firmato l’accordo per i conferimenti cerealicoli

Capa Ferrara passa la mano per la campagna

Capa Ferrara passa la mano per la campagna

Al Consorzio Agrario di Bologna il ramo d’azienda. Tonello (Coldiretti): pagamenti garantiti

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Capa Ferrara stringe un’intesa con il Consorzio Agrario di Bologna, Modena e Reggio. Per ovviare alle difficoltà insorte in questi ultimi mesi e garantire la certezza dei pagamenti ai loro 1.800 soci, il colosso cooperativo ha firmato ieri l’affitto di ramo d’azienda al consorzio emiliano per i suoi impianti: l’intesa riguarda la campagna cerealicola 2014 che era iniziata nel segno, appunto, dell’incertezza per i soci. C’era in ballo anche l’offerta del Consorzio Agrario di Ferrara, che mette insieme proposta economica e servizi mantenendo l’attività della Capa in provincia, ma il colosso coop guidato da Paolino Fini ha scelto Bologna. «Abbiamo lavorato tutti assieme per superare le difficoltà del Capa e garantire i pagamenti ai conferitori, che a questo punto sono in una situazione di totale tranquillità» ha sottolineato Mauro Tonello (Coldiretti), al quale si erano rivolte diverse aziende preoccupate per la piega che stava prendendo la campagna.

Capa Ferrara è una presenza storica nelle campagne, essendo nata nel 1976 dalla concentrazione in un’unica struttura di essiccazione e stoccaggio di raccolti cerealicoli di un consistente gruppo di produttori. I 1.800 soci provengono dalle province di Ferrara, Mantova, Rovigo, Modena e Bologna, ed è arrivata a sviluppare una capacità di essicazione di 2.400 tonnellate al giorno e di oltre 100mila tonnellate di stoccaggio. I principali prodotti ritirati sono grano tenero, commercializzato ai molini per la produzione di farine per pane, biscotti, pizze e prodotti di pasticceria; grano duro per la produzione di semola per la trasformazione di pasta (è di qualche mese fa la notizia dell’accordo con il gruppo Barilla); e granoturco sia per mangimi che per la produzione di amido. Negli ultimi anni, però, l’azienda ha dovuto fronteggiare il terremoto, con il crollo del capannone di Scortichino, e le difficoltà legate all’avventura nel settore delle bioenergie, con le forniture di biomasse alle quattro società Energy di Bondeno. È probabile che queste situazioni abbiano inciso sull’andamento economico e finanziario dell’azienda, portando alla decisione di passare la mano nella gestione 2014. (s.c.)

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