L’antica pieve presto risorgerà
Entro l’anno scavi nell’area di Santa Maria in Padovetere: ambizioso progetto di recupero
COMACCHIO. Non è lontana la data della riapertura dell’ex ospedale degli Infermi che dopo sette anni dall’inizio dei restauri, riaprirà il 27 settembre con la mostra “Omaggio a Giglio Zarattini”.
Ma anche per il recupero dell’archeologia spinetica e paleocristiana si sta avvicinando un significativo traguardo. «Entro l’anno taglieremo il nastro – ha annunciato Mario Cesarano, funzionario della Soprintendenza ai Beni Archeologici durante la sua recente partecipazione in consiglio comunale – nell’area archeologica di S. Maria in Padovetere e lì riprenderanno gli scavi, condivisi con il Ministero per i Beni Culturali, con Soprintendenza, Comune e l’Ente di gestione per i parchi e le biodiversità Delta del Po».
I resti dell’antica pieve cristiana del VI sec. d.C. sono venuti alla luce in Valle Pega durante i lavori di bonifica del secolo scorso, ma sono anche ciò che resta dell’area archeologica di Spina. Il nome di S. Maria in Padovetere è derivato dall’antico ramo del Po, Padus Vetus, che scorreva nelle vicinanze della pieve.
Il 16 aprile la giunta approvò l’avvio della progettazione, avallata dalla recente erogazione del contributo (23mila euro) a favore dell’ente di gestione per i Parchi e le biodiversità (ente capofila) della quota di cofinanziamento del progetto. Frutto di una convenzione che ha consentito di attingere ai finanziamenti messi a bando dal Gal Delta 2000, in attuazione del programma di Sviluppo Rurale 2007-2013, ottenendo un contributo di 36.880 euro.
Il progetto prevede di attrezzare l’area di S. Maria in Padovetere di tutte le strutture necessarie ad accogliere il pubblico, compresa la realizzazione di un sentiero accessibile anche ai portatori di disabilità, con creazione di servizi igienici e punti di sosta, nonché posa di pannelli informativi e didattici e predisposizione di strumenti di informazione storico-culturale e ambientale. Una sfida ambiziosa ma non remota per il sindaco Fabbri è quella di «riportare a Comacchio i reperti archeologici custoditi nei magazzini del museo nazionale archeologico», perché come ha ricordato, «si vogliono aprire e rendere fruibili i forzieri di questo meraviglioso territorio».
Katia Romagnoli
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