«Duemilacento ore tutte di buona musica non so se mi spiego»
Luigi Russo, direttore organizzativo, tira le somme «Siamo diventati anche più ecologici: meno carta, più web»
Una stima numerica sulle ore di spettacolo della 27ª edizione del Ferrara Buskers Festival rivela che quest’anno il pubblico ha potuto idealmente partecipare a 275 ore di musica e show al giorno, per un totale di circa 2.100 ore di spettacolo solo sul palcoscenico ferrarese, a cui vanno aggiunte le due giornate festive, per un totale di circa 205 ore per ogni domenica. A fornirci i dati è il direttore organizzativo Luigi Russo che terminata l’avventura Buskers, tira le somme sulla straordinaria edizione 2014.
Com’è andata quest’anno?
«E’ andato tutto magnificamente, direi alla grande, anche se mi piace attendere dati precisi per fare un resoconto puntuale. Senza dubbio si tratta della prima edizione veramente digitale, perché tutta la promozione, quella che fino a l’anno scorso era affidata anche ai manifesti, quest’anno è stata fatta sul web e i social media. Le affissioni sono state decisamente ridotte, ma non sono state ridotte le presenze. Ho visto grande soddisfazione da parte degli artisti e del pubblico».
La riduzione della carta si inserisce nelle numerose iniziative del Progetto EcoFestival, anche in questa edizione l’ecologia è stata protagonista della manifestazione…
«L’evento è sempre più green e non possiamo tornare indietro, cioè faremo sempre meglio. Migliorare il festival e l’organizzazione è tra gli obiettivi e i risultati raccolti saranno oggetto di analisi, sempre con maggiore attenzione. I questionari somministrati agli spettatori, i dati sulle persone che utilizzano il car sharing piuttosto che il treno saranno al centro di analisi per il prossimo anno. Una novità che ha visto l’apprezzamento da parte del pubblico è stata anche il punto ristoro vegano, espressione di un servizio dedicato a chi sceglie un altro stile di vita».
C’è una forte attenzione anche nel sociale, quali le principali novità?
«La collaborazione con i volontari di Ibo Italia per il Grande Cappello, ormai da anni alle porte ideali del festival, ci ha cambiato nella sostanza e nella forma. Non solo abbiamo raccolto di più, ma soprattutto quanto raccolto permette di mettere a punto iniziative solidali. Quest’anno per la prima volta abbiamo portato i musicisti ad esibirsi in carcere e non è mancata l’annuale visita al centro Maccacaro. Questo significa che il festival è aperto alle esigenze del pubblico, ma anche a ciò che accade nella società. Per questa edizione abbiamo avuto anche la partnership di Altromercato, per la promozione del commercio equo-solidale».
E poi per la prima volta il Ferrara Buskers Festival è cominciato dall’Aquila. Come ha vissuto questa esperienza?
«L’anteprima all’Aquila è stata molto emozionante. Ho ancora impressa la foto delle strade prima che iniziassero gli spettacoli e del dopo, quando c’è stata un’esplosione di musica, di festa, di colori e contemporaneamente di gente in giro per il centro storico. È la capacità dell’arte di strada di trasformare i posti e renderli migliori».
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