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È grande festa per tutti tranne che per i multati

È grande festa per tutti tranne che per i multati

Bottoni suona la sigla finale. Cresce l’immagine di Ferrara. Un pubblico speciale In via Baluardi sanzioni alle auto parcheggiate negli stalli riservati ai residenti

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Siamo entrati in centro seguendo uno sciame di vespisti dal modenese, che hanno pianificato il fuoriporta appositamente per il gran finale del Buskers Festival. Alle 20 la Banda Mandanga ha improvvisato un vivace corteo da via Porta Reno a piazzetta Municipale e, al contempo, la Friend Chamber Orchestra del conservatorio Frescobaldi ha dato spettacolo dietro il Castello. La festa è sfumata entro le 21.30, per incanalare poi la folla sui prati del Buskers Night. La scorsa nottata, però, non è stata altrettanto divertente, specialmente per chi ha parcheggiato l’auto in via Baluardi e ha ricevuto in cambio una tempesta di multe, essendo un’area riservata ai residenti. D’altronde, il flusso del sabato sera è stato talmente fitto da riempire fino all’orlo l’ex Mof già prima dell’ora di cena e la coda in ingresso su via Bologna toccava la rotonda di fronte alla coop Il Castello. Tornando in piazza, invece, le forze dell’ordine hanno manifestato comprensione e premura nei confronti dei cittadini e non solo; tanto è vero che nello slargo di Cortevecchia sottoponevano al test dell’etilometro i passanti prima che si mettessero alla guida, non dopo, evitando loro conseguenze spiacevoli come il ritiro della patente per una birra o due in più.

«Ho notato un pubblico interessato e raffinato, che qui ha avuto la possibilità di ascoltare concentrati e gratuitamente artisti provenienti da ogni parte d’Italia», ha spiegato Paolo Borghi, l’accreditato che dal 2012, quando fu invitato per la prima volta, è stato adottato dallo staff della manifestazione. «È andata alla grande, ma nella gente manca ancora la concezione del buskers quale musicista che si mantiene di ciò che raccoglie, esibendosi sulla via. E per riconoscenza, in cambio di centinaia di foto e ore di video, basterebbero 10 centesimi», ha aggiunto Borghi, anche lamentando volumi troppo alti da parte di alcuni gruppi amplificati che, non essendo veri e propri musicisti on the road, coprivano le performance dei vicini. «L’impegno del settore controllo – ha motivato Alessandro Primavera in maglia rossa – è stato quello di rispondere alle esigenze di ciascuno in tempo reale. Gli artisti sono partiti con il piede giusto, venendosi incontro da subito. Il tasso di non registrati è stato ai minimi storici e il pubblico si è dimostrato alla mano. La fatica si è sentita nel gestire i volumi degli amplificatori, sebbene giustificati da un livello di professionismo in continuo aumento».

L’ultima parola, o meglio, l’ultima nota spetta al direttore artistico Stefano Bottoni che alle 18.30, davanti alle vetrine di Felloni, ha interpretato alcuni brani dei Pink Floyd: “I wish you were here è il significato che voglio trasmettere, cioè l’importanza di trattenere un momento come questo – dice – per dare un senso a coloro che sono passati di qui e anche a quelli che sarebbero venuti a scoprire il Festival, ma non ce l’hanno fatta”.

Al di là della massiccia promozione ottenuta dall’evento, Ferrara è diventata mondiale per dieci giorni, proprio grazie a chi si è fermato per qualche ora spargendo poi la voce altrove. E speriamo lo rimanga.

Matteo Bianchi

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