In sala operatoria... con il traduttore
Un 59enne rumeno sottoposto a craniotomia con paziente sveglio. Non conosce l'italiano e per comunicare con lo staff medico è stato assistito da una mediatrice culturale. "Paura? No, ero curioso"
FERRARA. Un intervento complesso, ancora di più con una barriera linguistica che rende difficile la comunicazione tra medico e paziente. L’équipe guidata da Michele Cavallo, direttore dell’Unità Operativa di Neurochirurgia del S. Anna, il 9 luglio ha eseguito un intervento di craniotomia con paziente sveglio (definito awake craniotomy) per trattare un tumore al cervello. Il team non è certo nuovo a questo tipo di interventi che affronta regolarmente; la particolarità è stata che il paziente è di nazionalità romena e non parla né capisce la lingua italiana. Affinché l’operazione avesse successo si è resa necessaria la partecipazione attiva in sala operatoria di una mediatrice culturale e linguistica che ha seguito tutte le procedure senza manifestare timore o difficoltà.
La sua collaborazione ha permesso ai medici di monitorare e controllare il linguaggio del paziente durante le delicate fasi dell'asportazione del tumore e lo ha seguito poi in reparto quando l'intervento è terminato. Questo servizio di mediazione culturale e linguistica - già presente da anni nella quotidianità ospedaliera - esteso anche all’ambito della sala operatoria, ha rappresentato un valore aggiunto importantissimo che si è unito alla professionalità del personale sanitario che ha seguito il caso.
«Ringrazio la mediatrice culturale che si è prodigata oltre il dovuto in questo delicato e per lei probabilmente insolito servizio - ha dichiarato il dott. Cavallo - e, ovviamente, tutto lo staff presente in sala operatoria: medici infermieri, tecnici e Oss che hanno permesso di ottenere un ottimo risultato».
La mediatrice culturale e linguistica, Marianna Golub, 38 anni, moldava, ha conosciuto il paziente prima dell’intervento aiutandolo nelle fasi preparatorie e spiegando tutti i passaggi anche ai suoi familiari. F. arriva al S. Anna di Cona a seguito di numerosi svenimenti e – dopo gli opportuni accertamenti – gli viene diagnosticato un tumore al cervello che bisogna rimuovere chirurgicamente. F. ha 59 anni, è padre e nonno, e lavora nel settore agricolo.
Il primo incontro con la mediatrice è il 7 di luglio, a un colloquio con la psicologa che l’ha sottoposto ad alcuni esami di carattere cognitivoper verificare la sua capacità di riconoscere gli oggetti e pronunciare correttamente il loro nome. Il secondo incontro è avvenuto con l’anestesista che ha spiegato come si sarebbe svolto l’intervento e cosa sarebbe successo una volta svegliato durante la craniotomia.
Al momento dell’intervento c’è stato anche l’incontro con Michele Alessandro Cavallo (direttore dell’Unità Operativa di Neurochirugia) e la sua équipe. L’intervento, molto complesso, ha previsto diverse fasi: in una di queste è stata fondamentale la presenza della mediatrice perché mentre il neurochirurgo stimolava alcune zone del cervello, la psicologa poneva delle domande al paziente.
Tutto questo si è rivelato fondamentale per preservare le funzioni cognitive dell’uomo e perché l’intervento avesse buon esito. Il paziente si è sempre dimostrato tranquillo e fiducioso e ha ripetuto più volte “....io no paura, niente nervi, niente stress,… io curioso !!!”. Anche dopo l’operazione, al ritorno in reparto, l’ausilio della mediatrice è stato importante: la prima persona che ha visto F. è stata la moglie. Ed è stata Marianna a rispondere a tutte le domande della donna e a fare da tramite fra i medici e la famiglia.
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