Scoperta: Ferrara ha un naso
Per una settimana la miscela di cipolla, croccante, zucchero filato, vino e lavanda ha creato la bolla irripetibile del Ferrara Buskers Festival. Una festa a misura d'uomo, democratica. Sono un po' mancati i negozianti
Se Ferrara ha un naso per un po’ serberà memoria dell’odore dell'asfalto e del circo. Benedetto. Per una settimana la miscela di cipolla, croccante, zucchero filato, vino e lavanda ha creato la bolla irripetibile del Buskers Festival. Benedetta, perché la botta olfattiva segnala un momento dell'anno felice, clamoroso, internazionale per la città che - al contrario - si dà mille arie per il silenzio consolante, la metafisica, la nebbia grossa e chi più ne ha più ne metta (di calma e assenza di frastuono).
E oltre che esalare odori, esibire colori, scatenare suoni, la manifestazione ha una sua dimensione clamorosamente orizzontale. L'ho captato scattando fotografie ai gruppi e ai fiumi di persone: per ottenere immagini grandangolari bisognava alzare la braccia e superare i due metri. Perché questa festa è a misura d'uomo, riduce tutti volentieri, nella parità e nella libertà della partecipazione.
È un fenomeno strano in un luogo d’equilibrio rinascimentale, dove le élites e le corporazioni hanno creato sipari architettonici irripetibili. I Buskers qui hanno un senso che non è proprio replicabile altrove, perché Ferrara è Ferrara. Ma torno al naso della città.
L’aggressione degli odori così impregnanti e penetranti è uguale ai tipi di gente che hanno frequentato le serate e le nottate del Festival: una massa trasversale. Il pubblico ha compreso il valore dell'evento, la sua rappresentazione democratica e popolare dell'arte. Stavolta si son visti meno specialisti-snob degli spettacoli di strada (spesso indistinguibili dai protagonisti acrobati e suonatori), e molto più di tutto il resto: studenti, famiglie, anziani, comitive, tantissime targhe straniere, una spontanea integrazione-interazione con gli spettacoli vaganti.
Folla totale che ormai ha inteso che il pittoresco (i ruznòn) si fa sublime (la street art). Dallo scetticismo al “se non ci sei stato non sei nessuno”. Identificabile l'odore nostro del pinzino e del salame. Questo per dire che i negozianti indigeni più dinamici hanno creato percorsi a ostacoli nelle vie e nei vicoli: tavoli volanti, spillatrici di birra, mescite di vino, affettature di salumi e tagli di panini. Piatti tipici, menu turistici, finger food, salama fredda. In queste giornate il commercio, tanto mesto per la crisi corrente, s'è posto sulla scia e ha fatto il suo mestiere: costituire una città pulsante, all'aperto. La battuta dell'organizzatore Stefano Bottoni su certa non espansiva generosità nei confronti dei gruppi ospiti (neanche una bottiglietta di minerale) non deve far sobbalzare perché tutta la provincia è paese. Anche la sovrana Venezia non vede l'ora che si faccia il Carnevale e che presto i turisti smammino.
Le risposte del mondo residente e quindi dei commercianti sono state infatti varie: c'è chi ha ritenuto neanche di lasciare accese le luci della vetrina; chi ha fortemente partecipato alla festa profittandone, espandendo l'offerta anche in strada; chi ha intonato la strofa ricorrente, un appello agli organizzatori: queste manifestazioni potrebbero essere fatte più spesso. Qui il naso di Ferrara potrebbe un poco storcersi perché la festa deve finire e la città rimanere. Gli ottimi registi Stefano Bottoni e Gigi Russo con la loro larga macchina organizzativa, entusiasta e volontaria sono l'anima di questo Festival, non il traino della città. Nella sua canzone "Colleghi trascurati" Paolo Conte risponde pienamente al desiderio legittimo ed economico che la festa continui, con due versi poetici: "cuochi ambulanti soffriggono musica", "ah, mi sento fradicio di magia".
Si sa che l'ambulante passa e la magia è effimera. Rispetto alle passate edizioni i negozianti, che dovrebbero essere i beneficiari primari della festa, stavolta sono un poco mancati, come propulsione e idee. Non è una critica, ma una sollecitazione a fare piazza, forse meno boutique, e più carcassa circense (come la definirebbe Guido Ceronetti). Combinazione di azioni, interventi creativi, invenzioni poetiche, perché Ferrara sarà brava a far silenzio, nebbia e metafisica, pure a lamentarsi, ma è anche il fracasso dell'umanità del Busker Festival; le imprese culturali del Palazzo dei Diamanti; centro geopolitico di Internazionale; il volo dei Balloons; l'alternativa di Altroconsumo; la rassegna mangereccia del Misen; la vocazione preziosa del Salone del Restauro. Ferrara ha naso.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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