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Il prefetto: indagini sui presunti racket

Il prefetto: indagini sui presunti racket

«Lo sfruttamento di esseri umani va perseguito, ma il singolo mendicante è un caso sociale, non un problema di sicurezza»

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Distinguere tra il singolo bisognoso che cerca un po’ di aiuto chiedendo l’elemosina e i gruppi organizzati dediti all’accattonaggio attraverso lo sfruttamento di esseri umani, quasi come in un romanzo di Dickens. Il primo rappresenta un’emergenza sociale e non un problema di sicurezza; il secondo è un reato, oltre che «un orrore morale».

Il prefetto di Ferrara Michele Tortora ha preso atto delle sollecitazioni - quando non di veri e propri esposti alla procura - scaturite in città a seguito dell’ormai arcinoto “cartello anti-accattoni” apparso il 22 agosto davanti al supermercato Conad di via Garibaldi. Da più parti era stata paventata l’ombra del “racket delle elemosine” e lo stesso sindaco Tagliani aveva chiarito di aver inviato copia della rassegna stampa alle forze dell’ordine e alla procura della Repubblica affinché venisse verificata la consistenza di tali sospetti.

«Fino a questo momento - interviene il prefetto - non sono emersi riscontri in questa direzione ma sono in corso accertamenti e non è escluso che il Comitato per l’Ordine e la Sicurezza possa affrontare questo specifico tema». Con una premessa. «Il singolo mendicante che chiede l’elemosina non è una questione che attiene la sicurezza, ma un problema di tipo sociale. Peraltro questo territorio ha la fortuna di essere ricco di soggetti, pubblici e privati, impegnati nell’assistenza ai bisognosi, e che sono in grado di fornire risposte adeguate».

«Siamo sicuri - aveva ammonito don Domenico Bedin, il prete fondatore dell’associazione Viale K, al fianco dei più sfortunati - Ma siamo sicuri che non ci sia un racket dietro a quegli uomini e a quelle donne che sostano per ore e ore davanti a un supermercato piuttosto che ai semafori o agli angoli delle strade? »

Una domanda che è stata raccolta dagli uffici di Ercole I d’Este, così come le altre voci che sollevavano dubbi e timori al proposito. «Posto in questi termini è un interrogativo che merita di essere approfondito e stiamo svolgendo indagini e verifiche. Perché non è accettabile l’impiego di esseri umani per rifornire organizzazioni che di questo sfruttamento fanno strumento di lucro e riduzione in schiavitù. Si tratta, oltre che di un reato penalmente perseguibile, di un orrore etico che deve essere contrastato».

Un dibattito, quello nato dalla decisione del titolare del Conad, destinato dunque a prolungarsi ben oltre i limiti del caso specifico. Lo stesso cartello, foriero di polemiche (pro e contro) era stato rimosso il giorno successivo e poco dopo era intervenuta la direzione nazionale del Conad che con un comunicato aveva dichiarato di dissociarsi dall’iniziativa.(a.m.)

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