Auto troppo veloce, il perito 'assolve' il ponte della morte
Nella tragedia morirono 4 ragazzi , annegati nel canal Bianco dop aver sfondato il parapetto con l'auto.
FERRARA - L’auto andava troppo forte, non meno dei 75km all’ora. E anche se vi fosse stata una protezione più rigida e soprattutto più sicura, sul «ponte Trapella», un parapetto diverso da quello del tutto insignificante poi abbattuto non avrebbe potuto far nulla per evitare la tragedia dei 4 ragazzi affogati dentro l’auto finita nel Canal Bianco, a Massenzatica. Dopo mesi di lavoro, il perito superpartes del giudice, l’ingegnere Alberto Vallini di Rovigo, ha depositato la propria perizia e dato precise indicazioni sulla tragedia che aveva portato la procura ad elevare accuse di concorso in omicidio colposo verso 6 persone: tre tra i massimi amministratori della Provincia (presidente Marcella Zappaterra, assessore Davide Nardini e tecnico Mauro Monti) e i tre vertici del comune di Mesola (sindaco Lorenzo Marchesini, vicesindaco Dario Zucconelli e dirigente tecnico Fabio Zanardi). La perizia di quasi 60 pagine analizza nel dettaglio cosa è successo - o possa essere accaduto, visto in chiave probabilistica - il 18 marzo scorso, quando la Bmw 320 guidata dal 29enne comacchiese Matteo Carli, con a bordo Nicoleta Carunto, 20enne e Liliana Dragnescu, 31enne, entrambe romene, e Stefano Bertaglia, 30enne, di Ariano Polesine nel Rodigino, sfondò il parapetto del Ponte Trapella finendo con le ruote all’aria nel canale sottostante.
«I calcoli sviluppati inducono a ritenere - scrive il perito - che quand’anche il Ponte Trapella fosse stato dotato di barriere di sicurezza bordo ponte H2 ad elevato contenimento come prevede l’attuale normativa, attendibilmente non sarebbe stato assicurato il contenimento del veicolo ed evitato il cedimento della barriera e la caduta nel Canal Bianco atteso che la sollecitazione sulla barriera avrebbe superato il livello nominale di contentimento della stessa».
Dunque, l’auto andava troppo forte, per quel tratto di strada, per poter poi essere contenuta in caso di fuoriuscita.
«E’ giunta a contatto - scrive il perito- della ringhiera in senso orario ad una velocità non inferiore a 68km/h dopo aver scarrocciato sul piano viabile e sulla banchina riducendo la sua velocità dall’andatura iniziale stimata non inferiore ai 75 km/h, andatura congruente con il fatto che la vettura aveva la quarta o la quinta marcia inserita». Considerazioni tecniche che ora dovranno passare al vaglio di magistrati e avvocati. Per il 9 ottobre è fissato il confronto davanti al giudice Piera Tassoni: qui l’ingegner Vallini illustrerà in aula le proprie conclusioni e si confronterà con gli altri tecnici coinvolti nell’inchiesta.