Cimiteri, 38 sono troppi
La Holding del Comune studia come concentrare le sepolture nei campi più utilizzati. Gli altri saranno progressivamente "chiusi"
Quando il sindaco Tiziano Tagliani illustrò il suo programma elettorale, alla Sala San Francesco, e nel paragrafo relativo ai servizi parlò di «progressivo "congelamento" dei cimiteri meno utilizzati sui 38 attuali, oggi gestiti con costi non sostenibili nel medio periodo», molti si chiesero cosa intendesse dire.
A distanza di qualche mese e con il nuovo assetto della holding Ferrara Servizi ormai definito, si comincia a capire qualcosa di più sulle intenzioni del sindaco in questo delicato settore. Il nuovo presidente della holding, Francesco Badia, ha preso in mano la questione e c'è chi parla della messa a punto di un vero e proprio Piano regolatore delle opere cimiteriali, in grado di razionalizzare le nuove costruzioni all'interno dei 38 cimiteri cittadini (il 39º gestito da Amsefc è il Cimitero ebraico) ed avviare quelli meno utilizzati alla progressiva dismissione.
Quanto "progressiva"? Nessuno vuole chiudere di botto cimiteri che sono ancora un punto di riferimento per interi paesi della cintura cittadina, filtra da Palazzo Municipale e dalla sede della holding, ma bisogna creare le condizioni per una riduzione drastica del loro numero («siamo il Comune con più cimiteri al mondo», altra frase di Tagliani) e la concentrazione delle nuove sepolture derivate da esumazioni nei campi oggi più utilizzati. Le chiusure vere e proprie arriveranno, dunque, per esaurimento, nel giro di lustri, e solo allora potranno essere conteggiati reali risparmi nella gestione.
In questi giorni alla holding si sta studiando il flusso di utenza di tutti i cimiteri ferraresi, un dato che sarà incrociato con quello della densità cimiteriale all'interno di un quadrante comunale e con i residenti della zona di riferimento. In questa maniera saranno individuati i camposanti candidati al "congelamento", bloccando il meccanismo dell'offerta di nuovi spazi per le salme sottoposte ad esumazioni decennali. Sono operazioni ordinarie che riguardano centinaia di tombe a terra, nella seconda metà dell'anno sono ad esempio sono previste esumazioni nei campi di Aguscello, Monestirolo, Focomorto e Mizzana, e i resti (mineralizzati o no) è previsto che vengano di nuovo seppelliti nello stesso cimitero.
Quando il Prg delle opere mortuarie verrà varato, nei cimiteri destinati alla soppressione non sarà più possibile, e i parenti dovranno rassegnarsi ad andare a trovare i loro cari in altri paesi. L'idea dell'amministrazione comunale è di tenere conto delle specifiche situazioni locali, tipo la rivalità tra paesi che potrebbe indurre le famiglie dei defunti a spostarsi addirittura di provincia, ma un'operazione di questa portata difficilmente potrà dribblare polemiche e tensioni.
Quali sono i cimiteri candidati alla chiusura? Indicazioni precise ancora non ce ne sono, è chiaro che le dimensioni avranno il loro peso, e all'Amsefc catalogano come "piccoli" una ventina di camposanti: il record spetta a Fossanova San Biagio, peraltro vicinissimo a Fossanova San Marco, ma anche realtà come Parasacco o Correggio sono inseribili in questa categoria.
Il criterio della vicinanza, poi, mette sotto la lente d'ingradimento le "concatenazioni", che si possono individuare anche dalla mappa pubblicata qui sopra: Porotto-Cassana-Mizzana, ad esempio, Cocomaro-Codrea-Cona, Sant'Egidio-Gaibanella-Gaibana, oppure le accoppiate Monestirolo-Marrara e Villanova-Denore. Anche in città si abbatterà la scure della razionalizzazione, con San Luca (che non ha più campo comune), San Giorgio e Quacchio nel mirino. Il piano è a lungo termine ma i ragionamenti di base s'impostano in queste settimane sulla base dei numeri già noti e delle proiezioni.
Pure la Certosa passerà sotto la scure della spending review mortuaria, come annunciò ancora il sindaco: un'analisi «dei costi indiretti e indiretti» della gestione Amsefc, il cui contratto è in scadenza.
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