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Il perito “assolve” il Ponte della morte

di Daniele Predieri
Il perito “assolve” il Ponte della morte

Tragedia di Massenzatica: l’auto era troppo veloce ed un parapetto a norma e più sicuro non avrebbe evitato la fuoriuscita

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MASSENZATICA. L’auto andava troppo forte, non meno dei 75km all’ora. E anche se vi fosse stata una protezione più rigida e soprattutto più sicura, sul «ponte Trapella», un parapetto diverso da quello del tutto insignificante poi abbattuto, non avrebbe potuto far nulla per evitare la tragedia dei 4 ragazzi affogati dentro l’auto finita nel Canal Bianco, a Massenzatica. Dopo mesi di lavoro, il perito superpartes del giudice, l’ingegnere Alberto Vallini di Rovigo, ha depositato la propria perizia (svolta in incidente probatorio) e dato indicazioni sulla tragedia che aveva portato la procura ad elevare accuse di concorso in omicidio colposo verso 6 persone: tre tra i massimi amministratori della Provincia (presidente Marcella Zappaterra, assessore Davide Nardini e tecnico Mauro Monti) e i tre vertici del comune di Mesola (sindaco Lorenzo Marchesini, vicesindaco Dario Zucconelli e dirigente tecnico Fabio Zanardi). La perizia di quasi 60 pagine analizza nel dettaglio cosa è successo - o possa essere accaduto, visto in chiave probabilistica - il 18 marzo scorso, quando la Bmw 320 guidata dal 29enne comacchiese Matteo Carli, con a bordo Nicoleta Carunto, 20enne e Liliana Dragnescu, 31enne, entrambe romene, e Stefano Bertaglia, 30enne di Ariano Polesine nel Rodigino, sfondò il parapetto di Ponte Trapella finendo ruote all’aria nel canale sottostante.

L’ingegner Vallini ha analizzato il luogo, la dinamica dell’incidente, fatto calcoli cinematici e ha raggiunto le proprie conclusioni, che ha discusso in contradditorio con gli altri consulenti delle parti (i periti della famiglia dei ragazzi morti e delle difese dei sei indagati). «I calcoli sviluppati inducono a ritenere - scrive il perito - che quand’anche il Ponte Trapella fosse stato dotato di barriere di sicurezza bordo ponte H2 ad elevato contenimento come prevede l’attuale normativa, attendibilmente non sarebbe stato assicurato il contenimento del veicolo ed evitato il cedimento della barriera e la caduta nel Canal Bianco, atteso che la sollecitazione sulla barriera avrebbe superato il livello nominale di contentimento della stessa».

Dunque, l’auto andava troppo forte, per quel tratto di strada, per poter poi essere contenuta in caso di fuoriuscita.

«E’ giunta a contatto - scrive il perito - della ringhiera in senso orario ad una velocità non inferiore a 68km/h dopo aver scarrocciato sul piano viabile e sulla banchina riducendo la sua velocità dall’andatura iniziale stimata non inferiore ai 75 km/h, andatura congruente con il fatto che la vettura aveva la quarta o la quinta marcia inserita». Considerazioni tecniche che ora dovranno passare al vaglio di magistrati e avvocati. Per il 9 ottobre è fissato il confronto davanti al giudice Piera Tassoni: qui l’ingegner Vallini illustrerà in aula le proprie conclusioni e si confronterà con gli altri tecnici coinvolti nell’inchiesta. Ma non ha lesinato critiche, il perito, a quel ponte maledetto che ha riportato l’attenzione di tutti sulle condizioni di sicurezza delle strade della nostra provincia. «Il ponte Trapella è in pessime condizioni di manutenzione con lesioni strutturali significative più volte segnalate, è totalmente privo di barriere di sicurezza bordo ponte ed è mancante di ampi tratti della ringhiera che ne costituisce l’attuale parapetto con tutta evidenza realizzato con funzioni meramente pedonali». Non per contenere auto a 75 chilometri all’ora.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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