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Morirono affogati nella chiusa Cinque tecnici sotto accusa

di Daniele Predieri
L'incidente alla chiusa
L'incidente alla chiusa

Il pm chiude l’inchiesta per la tragedia di Valle Lepri e indaga dirigenti Aipo e la ditta costruttrice Le cause? Errori, mancati controlli, lavori diversi dalle varianti e violazioni di norme di sicurezza

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SAN GIOVANNI OSTELLATO. Se avessero avuto un giubbotto salvagente, elementare norma di sicurezza, si sarebbero salvati. Se i lavori di manutenzione alle paratie della chiusa di Valle Lepri fossero stati eseguiti secondo i progetti previsti e le varianti approvate, e non si fossero sommati errori, omissioni, carenza di controlli nel cantiere, e nella gerarchia delle verifiche, non sarebbero annegati in un mare d’acqua e i due operai non sarebbero morti in una delle peggiori tragedie sul lavoro che la nostra provincia ricordi.

Invece, quel 22 febbraio 2013, a San Giovanni d’Ostellato, Fabrizio Veronese che aveva 56 anni, era di Rovigo come Guglielmo Bellan, 53enne di Loreo, entrambi dipendenti della ditta Gmi di Villadose di Rovigo, morirono soffocati da un’ondata gigantesca d’acqua, che non lasciò loro scampo: morirono affogati, in quel mare d’acqua contenuto dalle chiuse dell’idrovora di Valle Lepri che cedettero all’improvviso, durante i lavori di manutenzione alle porte vinciane. Oggi dopo un anno e mezzo dalla tragedia, la procura ha chiuso l’inchiesta sulla tragedia ed inviato gli atti d’accusa alle persone che ritiene responsabili della morte dei due operai. E’ contestato in concorso l’omicidio colposo a cinque persone: Ettore Alberani di Boretto (Reggio Emilia), dirigente dell’Aipo, l’agenzia interregionale del fiume Po con delega alla gestione dell’Idrovia ferrarese, coinvolto in questo caso come responsabile del procedimento di manutenzione Valle Lepri e Valpagliaro; Bruno Droghetti di Ferrara, dirigente per l’Idrovai ferrarese dell’Aipo, progettista e direttore dei lavori di manutenzione del progetto Valle Lepri; Vittorino Malagò di Felonica (Mantova), coordinatore sicurezza del progetto di manutenzione delle conche. Quindi, titolare e tecnico della ditta costruttrice, la General Montaggi Industriali srl, costruzioni in acciaio di Villadose: Maria Antonietta Strazzullo di Rovigo (amministratore unico della Gmi) e Federico Tita di Adria (direttore tecnico di cantiere). Il pm Ciro Alberto Savino, dopo aver valutato attentamente la consulenza tecnica del proprio perito ha individuato le responsabilità, presunte che dovranno essere convalidate ora nelle tappe dell’iter processuale. Occorre ricordare che proprio a fronte delle indagini, degli accertamenti tecnici e dei riscontri avuti, il pm Savino ha selezionato gli indagati riducendoli dalle nove persone cui furono inviati avvisi di garanzia, alle 5 cui ora viene contestata la responsabilità della morte dei due operai. La procura ha infatti escluso responsabilità, e chiesto l’archiviazione delle accuse per il direttore Aipo, Luigi Fortunato di Padova, Maurizio Montani di Occhiobello (dirigente Emilia orientale), Ivano Galvani di Viadana (dirigente del settore navigazione interna) e Roberto Pravato di Rovigo, responsabile tecnico della Gmi.

Proprio la ditta costruttrice avrebbe, secondo le ipotesi d’accusa della procura negli atti notificati alle parti - indagati ed avvocati (Soprani, Caniato, Micai, Materni e Anselmo) - pesanti responsabilità, prima tra tutte aver redatto un piano operativo di sicurezza inadeguato privo delle indicazioni e procedure di sicurezza per un luogo di lavoro così chiuso e circoscritto e senza quei giubbotti salvagente.

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