Richetti: un tetto alla paga dei manager
Il candidato iper renziano torna sui tanti casi Cadf in Regione: «Chi è al vertice delle partecipate non prenda più di un dirigente pubblico»
Le candidature per le primare regionali del Pd si conosceranno ufficalmente l’11 settembre. Ma è già chiaro che sarà il parlamentare modenese Matteo Richetti, renziano della prima ora, il principale sfidante di Stefano Bonaccini (modenese anche lui, segretario regionale , componente della segreteria nazionale di Renzi) nella corsa che si è aperta per il dopo Errani.
Onorevole Richetti, lei ha detto che c’è bisogno di una legge per tenere sotto controllo gli stipendi dei managar delle aziende partecipate per evitare - e ha citato il caso ferarrese del Cadf - che un direttore prenda più del presidente della Repubblica. Come fisserà questo tetto se sarà presidente della Regione Emilia Romagna?
Qualcuno ha detto che questa sarebbe la mia prima legge se sarà eletto presidente. Non l’ho mai detto. Non faccio un discorso populista. Dico che dobbiamo costruire un sistema per cui lo stipendio massimo pagato da una società partecipata dalla Regione o da un Comune non può essere superiore a quello massimo che si percepisce nell’ente pubblico.
Per esempio?
Il manager di una società di cui fa parte il Comune di Ferrara non può prendere di più del direttore del Comune di Ferrara. Questo è il criterio. Nel caso ferrarese che ho citato, e non solo in questo, si pone anche un problema legato fase che viviamo: domandiamoci se è giusto che l’alto costo di una carica dirigenziale debba scaricarsi su una societa che poi fa capo a Comuni,che sono alle prese con la continua riduzione della spesa, con i tagli dei trasferimenti. Credo sia urgente e doveroso intervenire e aprire anche in questo ambito un discorso nuovo.
Si è parlato di lei per settimane come possibile candidato alla primarie, ma nulla era scontato. C’è stato una goccia che ha fatto travasare il vaso?
Da tempo c’era una sollecitazione, sono sorti anche dei comitati spontanei per chiedere la mia candidatura. Non c’è stata una goccia, ma un ragionamento fatto insieme ad altre persone, a chi veniva dai comitati per Renzi, che ha portato a una decisione. Sono convinto del fatto che non solo a livello nazionale, ma anche qui, nella nostra regione, vi siano posizioni di rendita e modelli burocratici da mettere in discussione. Anche da qui, dall’Emilia Romagna si può contribuire al cambiamento del Paese.
Cosa c’è che non va?
Anche chi dà un giudizio positivo sul governo dell’Emilia Romagna, ritiene che questa sia la Regione del “non si può fare”. Non si può perchè non è ora, perchè c’è quella tal norma, perchè prima c’è un’altra cosa da fare...Invece c’è bisogno di liberare tutte le energie.
Ha paragonato il candidato Bonaccini del 2014 al candidato Bersani del 2012, entrambi accomunati dal fatto di avere con sè il grosso del partito alle primarie. E’ un attacco a Bonaccini o un rimprovero al Pd dell’Emilia Romagna?
Non è un attacco a nessuno, men che meno a Bonaccini, che non si sceglie i sostenitorio. La mia è una semplice constatazione, prima ancora di conoscere i contenuti e di valutare i programmi c’è già chi è pronto a schierarsi in modo preventivo. Tutto legittimo, non lo contesto, ma ne prendo atto. Dopo un anno e mezzo di trasformazioni, di cambia verso, di cambio del segretario, cambio del presidente, manca in Emilia Romagna la capacità di avviare un confronto trasversale. È come se ci fosse un candidato ordinario, e qualcun altro che arriva dalla periferia e ci prova. In base a questo schema non si valutano le proopste per i loro contenuti, ma per le storie personale di che le presenta.
Quanti devono votare alle primarie del 28 settembre affinchè Richetti abbia delle possbilità di vittoria? Ha fatto dei conti?
Sì, abbiamo calcolato che dobbiamo prendere un voto più degli altri. È chiaro che le nostre possibilità aumentano se ci sarà un’ampia partecipazione.
Quali sono le sue proposte per welfare e sanità?
L’obiettivo è spostare un euro dal funzionamento alla cura. La sanità in Emilia Romagna ha livelli ancora molto alti, ma ha costi di gestione troppo elevati, la spesa sanitaria va orientata verso le risposte più che verso la sua amministrazione. Per il welfare la scelta del passato è stata quella di puntare sull’accreditamento e criteri standard che hanno fisato regole precise sul governo dei sevizi, ma ora bisogna impostare il discorso rispetto alle esigenze delle persone.
E per il sostegno alle imprese: chi bisogna aiutare?
Chi investe e crea un posto lavoro in più. Troppo volte è successo che sono arrivati più soldi ai consulenti che alle imprese. Vanno bene i Tecnopoli, ma non se sono uno spazio evecato che non favorisce la nascita di nuove azende. Se è così allora scaravoltiamo il paradigna e anzichè promettere un euro in più alle imprese, diciamo alle imprese che gli prendiamo un euro in meno di tasse. Meglio tassare di meno e lascuiare le briglia libere a chi sa muoversi sul mercato.
Come sta andando con i comitati per Richetti?
Bene, stiamo arrvando all’obiettivo di fare un comitato per ogni Comune. Credo che vada sottolineato il dato delle tante persone esterne al Pd che si stanno impegnando in queste primarie, ètutto volontariato puro.
Verrà a Ferrara?
Certo. L’11 si definiscono le candidature, dal 12 inizieremo la cavalcate verso il 28, decidendo insieme date e modalità di presentazione del programma.