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Carife, lo stato dell’arte

di Marcello Pradarelli
Carife, lo stato dell’arte

Tagliani scrive ai commissari: «Non disperdete il patrimonio culturale della banca»

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FERRARA. Non ci sono solo il ruolo di banca locale, gli sportelli sparsi sul territorio e i posti di lavoro da tutelare: con l’acquisto della Cassa di Risparmio di Ferrara da parte della Banca Popolare di Vicenza (per ora unico istituto di credito ufficialmente pronto a lanciare l’offerta) rischia un possibile smembramento anche il patrimonio artistico di proprietà di Carife.

La preoccupazione per le sorti delle opere d’arte e del patrimonio culturale targato Carife si è affacciata solo di rimbalzo, quando si è saputo della polemica intercorsa tra Prato e Vicenza: quando la banca vicentina ha acquisito la Cassa di risparmio di Prato e si è portata letteralmente a casa - o meglio a Palazzo Thiene - l’ingente corpus di opere d’arte che negli anni la banca pratese aveva accumulato.

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Il sindaco Tiziano Tagliani questo timore l’ha manifestato direttamente ai commissari di Bankitalia Giovanni Capitanio e Antonio Blandini, chiamati a ad amministrare Carife. Alla fine di agosto ha scritto ai commissari informandoli innanzitutto delle opere d’arte, che pur essendo rimaste di proprietà di Carife, sono in possesso per ragioni istituzionali del Comune di Ferrara. Un elenco che nessuno gli aveva chiesto, ma che il sindaco ha ritenuto doveroso e opportuno mettere a disposizione dei commissari.

In cambio a Tagliani farebbe piacere conoscere l’inventario aggiornato del patrimonio storico artistico della banca, al quale si è lavorato anche negli ultimi mesi.

Il motivo è presto detto. Tagliani ritiene che tale patrimonio «di grandissimo interesse» per Ferrara andrebbe «preservato a beneficio della città»,. così come occorrerebbe gran riguardo per l’archivio storico di Carife, per la sua biblioteca e per l’ex chiesa dei santi Simone e Giuda che soggiace a un vincolo di utilizzo come biblioteca e archivio; all’inizio del Duemila la piccola chiesa che si affaccia su via Belfiore venne anche restaurata a spese di Carife che investì 600 mila euro.

La richiesta che Tagliani rivolge ai commissari, sul cui tavolo a giorni arriverà l’offerta di acquisto da parte di Vicenza, è una sorta di monito e di grido d’allarme: «Vi prego di tenere conto nella massima misura delle esigenze di tutela, unitarietà e servizio al patrimonio culturale ed artistico della città, per evitare che la dispersione ovvero la cessione non vincolata a terzi di questi beni possa arrecare danno alla comunità che oggi rappresento».

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