La Nuova Ferrara

Ferrara

ferrara

Tbc, poliziotto ferrarese fra i tre casi accertati

Denuncia del segretario Sap, Tonelli: contagiato mentre fotografava un migrante «Tutelare tutti gli agenti: non solo i colleghi in servizio nei luoghi degli sbarchi»

3 MINUTI DI LETTURA





FERRARA. «L’agente di Ferrara ha contratto la malattia, la Tbc, mentre operava al servizio fotosegnaletica. Il contagio? Attraverso un migrante richiedente asilo che era in attesa del giudizio della Commissione e collocato in provincia. Dunque non è un problema di periferia ma generale la tutela degli operatori deve esser una priorità». Si torna a parlare di tubercolosi in polizia e a farlo è il segretario del sindacato Sap, Gianni Tonelli che mette a fuoco il caso dell’agente di Ferrara. Il caso del poliziotto, assieme a quelli di altri due colleghi di Bologna e Terni, sono gli unici tre casi accertati in Italia dopo le ulteriori verifiche dopo il test di Mantoux.

«Persone – spiega il segretario – che dovranno comunque subire una cura pesante». Il caso del poliziotto era stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica già nel luglio scorso dai sindacati ferraresi e la polemica sul contagio nelle forze dell’ordine è tornato in questi giorni alla ribalta grazie al blog di Beppe Grillo che aveva rilanciato la denuncia di un altro sindacato di Polizia, il Consap che riportava la positività di circa 40 agenti al test di Mantoux. Ma proprio sui numeri occorre fare attenzione, spiega Tonelli, poichè dei 40 casi denunciati dal Consap solo tre agenti sono in fase di incubazione. «Ringrazio Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle per l’attenzione che ci ha voluto dedicare ma il dato è inesatto» ha spiegato sul sito web del Sap, Tonelli, che ha confermato i tre casi accertati dopo gli esami più appofonditi dopo il test di Mantoux. Il dato dei 40 agenti rilanciato dal blog di Beppe Grillo e che ha portato a parlare di allarme tubercolsi è da rivedere.

«Le 40 persone sono risultate positive al test di Mantoux, e perciò non significa avere la malattia manifesta o nel periodo in incubazione. Noi abbiamo lanciato un gravissimo allarme sul cordone sanitario che manca in Italia e le condizioni dei nostri colleghi perché sono stati riscontrati tre casi». «Il ministero dell’Interno – spiega il segretario – in maniera altrettanto poco corretta cerca di raddrizzare il tiro dicendo che non c’è nessuno che abbia la malattia. Dopo le nostre denunce abbiamo i dati reali ma, secondo la legge dei grandi numeri possiamo anche ipotizzare che i dati divengano superiori».

Insomma anche se soltanto tre, al momento, non bisognerebbe sottovalutare questa situazione. E soprattutto non rischiano solo gli agenti in servizio ai posti di frontiera, dove arrivano i profughi e i migranti. «Le tre persone contagiate sono agenti che non hanno avuto a che fare con gli sbarchi. Hanno contratto il batterio per motivi di servizio nelle zone di ricezione di migranti». E nonostante ci siano direttive, soldi e materiali pronti all’utilizzo, se raccomandazioni e controlli non vengono effettuati al meglio il rischio si fa concreto: «Ci sono zone in cui il materiale anche se arrivato non viene distribuito per negligenza degli enti locali», conclude Tonelli.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google