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Tiziano fiore all’occhiello. Quadri storici ‘in salvo’

Paesaggio con cascata e cacciatori (scuola di Giuseppe Zola) della collezione Carife
Paesaggio con cascata e cacciatori (scuola di Giuseppe Zola) della collezione Carife

A metà degli anni Duemila un’ottantina di opere fu ceduta alla Fondazione Di proprietà della banca un ritratto vecelliano, poi De Pisis, Mentessi, Zola

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FERRARA. Lo storico patrimonio artistico della Cassa di Risparmio di Ferrara è al sicuro nelle sale della Pinacoteca nazionale. Con l’ultima operazione, a metà degli anni 2000, sono infatti passati alla Fondazione Carife circa ottanta opere significative della tradizione pittorica rinascimentale, che sono custodite ed esposte alla Pinacoteca nazionale di Palazzo dei Diamanti. Si tratta dei capolavori della Collezione Carife messi assieme nella storia secolare della banca: ci sono i Bastianino, Bononi, Lorenzo Costa, Girolamo da Carpi, Domenico Panetti, Scarsellino. Si tratta di un patrimonio importante anche dal punto di vista economico, oltre che artistico, tanto che all’epoca si effettuò una vera e propria compravendita, dopo un accurato expertise, per una cifra attorno a 7 milioni di euro. Interessante la motivazione sussurrata allora per giustificare l’operazione: questo patrimonio non c’entra molto con l’attività bancaria meglio metterlo al sicuro in caso di vendita.

Non è un caso che la questione torni d’attualità in queste settimane, in coincidenza con le fasi decisive per la cessione di Carife. Sì, perché anche dopo quella lungimirante operazione, la banca ha mantenuto in proprietà una cospicua dote artistica, rimasta ad arredare i saloni della direzione di corso Giovecca o in alcuni casi, le filiali della rete, e quindi destinata a seguire le sorti della spa. Se la banca verrà venduta e poi incorporata dall’acquirente, dunque, anche la quadreria non sarà più patrimonio della città. Cosa rischiamo di perdere? Un repertorio del patrimonio artistico e librario della banca era in fase di completamento la primavera dell’anno scorso, prima dell’arrivo del commissario Bruno Inzitari: risulta che in seguito il lavoro sia stato ripreso e l’elenco ormai completato, anche se rimane nei cassetti degli emissari di Bankitalia. In ogni caso, il pezzo forte è certamente il “Ritratto di Gabriele Tadino”, un capolavoro di Tiziano (Sotheby’s lo mise all’asta nel 2003 come “bottega” a 25-35mila sterline) che fa bella mostra di se al piano nobile della sede di corso Giovecca. Bisogna poi annoverare con certezza un De’ Pisis e un Mentessi, oltre ad alcuni Capuzzo, del quale tutti conoscono il monumentale affresco dello scalone di Palazzo Koch sui miti della “rivoluzione” fascista. Bisogna annoverare anche una trentina di opere di Giuseppe Zola, il paesaggista ferrarese del ’700 che costituiscono la spina dorsale del catalogo pubblicato nel 2001. E la lista non è certo esaurita, in quanto va arricchita delle acquisizioni degli anni Duemila.

Il valore economico di questa quadreria non è facile da conteggiare, di certo esiste un legame storico con la città e il territorio. Anche per questo non è detto che sia automatico un trasferimento altrove, ad esempio a Vicenza in caso di vendita della banca alla Bpvi, perché in casi come questi anche la Soprintendenza ai beni storici e artistici ha voce in capitolo: la collocazione di opere d’arte non può prescindere dai loro legami territoriali. Al patrimonio artistico, tra l’altro, va aggiunto quello librario e archivistico della banca, pure sottoposto in questi mesi ad un’accurato inventario. In quest’ultimo caso la “vigilanza” della Soprintendenza è ancora più stretta.

Stefano Ciervo

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