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Pericolo mafie a Ferrara Così il territorio si difende

Pericolo mafie a Ferrara Così il territorio si difende

Il Comando provinciale dei carabinieri commenta i dati sulle confische Un segnale positivo, che dimostra che i meccanismi di prevenzione funzionano

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I 16 beni sequestrati alle mafie in tutta la provincia di Ferrara sono la prova che nel territorio, così come in Emilia Romagna, l’azione di controllo sulle infiltrazioni malavitose è attiva e funziona. C’è anche una seconda lettura, in chiave meno allarmante, dei dati diffusi ieri dall’Agenzia nazionale beni sequestrati e confiscati. A proporla, è il Comando provinciale dell’Arma dei carabinieri, secondo cui quelle cifre «testimoniano che il sistema di contrasto alla criminalità organizzata ha saputo attivare i suoi anticorpi e a fare opera di repressione e prevenzione. Significa che il livello di guardia resta alto, e non può essere che un segnale positivo».

Secondo il censimento dell’Agenzia, nel periodo compreso tra il 2004 e il 2013 in Emilia Romagna sono stati 112 i beni (86 immobili e 26 aziende) confiscati perché ritenuti acquisiti attraverso attività illegali, mentre nel Ferrarese i sequestri ammontano a 16 tra aziende (due società: una srl e una sas) e immobili: 1 casa indipendente, 6 appartamenti in condominio, 1 fabbricato rurale, 5 terreni agricoli e 1 terreno edificabile. Dati al lordo dei risultati delle inchieste giudiziarie avviate tra il 2102 e il 2013 e non ancora concluse. Il Ferrarese, scrive la Direzione distrettuale antimafia nel suo rapporto, piace soprattutto ai Casalesi di Caserta. È la camorra dunque a trovare la nostra provincia appetibile per ripulire attraverso investimenti e acquisizioni i proventi ottenuti dalle attività illecite.

È il volto “imprenditoriale” delle cosche, meno violento ma molto più sotterraneo, quello che si affaccia sulle regioni del Nord Italia e contro il quale, assicurano ancora dal Comando provinciale di via Della Sala «esistono gli adeguati strumenti di legge per mettere in atto efficaci misure di prevenzione e di acquisizione di informazioni utili a individuare i punti di infiltrazione delle cosche. Un’azione che i carabinieri possono svolgere in maniera particolarmente puntuale grazie alla diffusione capillare sul territorio. I dati sui sequestri sono lì a dimostrarlo: vuol dire che il nostro territorio ha saputo reagire al contatto con il virus delle cosche attivando tutti i suoi anticorpi».