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FECONDAZIONE ASSISTITA

Rinaldi: per l’eterologa il S. Anna può concorrere

Fecondazione eterologa
Fecondazione eterologa

Il direttore generale: «La prossima settimana sapremo se Cona ha già i requisiti o se dovremo procedere a qualche adeguamento del Centro per l’infertilità»

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FERRARA. «La prossima settimana verificheremo quali sono i requisiti richiesti dalla Regione, poi vedremo se rientriamo già tra i centri accreditabili o dovremo procedere a qualche adeguamento».

Si apre una speranza per le famiglie ferraresi che chiedono l’accesso al sistema di fecondazione recentemente ammesso da una sentenza della Corte Costituzionale. Il centro dell’ospedale S. Anna incluso nell’elenco delle strutture sanitarie autorizzate per la fecondazione assistita (21 quelle indicate dalla Regione) è l’Ambulatorio per l’infertilità di coppia dell’Ostetricia-Ginecologia che offre un trattamento di primo livello.

È la stessa Regione a spiegare in un comunicato come è organizzata la rete emiliano-romagnola per le tecniche di procreazione medicalmente assistita, dove tra i 21 i centri indicati 10 sono pubblici e 11 privati. Delle 10 strutture pubbliche «4 sono di primo livello (effettuano l’inseminazione artificiale a bassa complessità organizzativa e tecnico-professionale) mentre le altre sono autorizzate a utilizzare anche tecniche di secondo-terzo livello (fecondazione in vitro e fecondazione attraverso l’iniezione dello spermatozoo all’interno del citoplasma)», precisa la Regione.

Per il privato, su 11 centri, 4 sono di primo livello, gli altri di secondo-terzo. Le linee guida messe a punto dall’ente di via Aldo Moro «definiscono le modalità di erogazione e i criteri di autorizzazione per le strutture sanitarie. Il documento sarà adottato la settimana entrante con una delibera di giunta. Il testo recepisce le linee guida nazionali, già condivise e approvate dalla Conferenza delle Regioni e Province autonome.

«Rispetto ai nuovi ulteriori requisiti specifici di autorizzazione per la fecondazione eterologa, le linee regionali individuano un periodo di transizione entro il quale le strutture, sia pubbliche che private, devono adeguarsi (entro il 31 dicembre 2014)», annuncia la Regione.

Già dalla prossima settimana le coppie potranno recarsi nei centri presenti in Emilia-Romagna «per effettuare i colloqui con i medici, ai quali compete la decisione di consigliare la tecnica più idonea per la coppia», aggiunge il comunicato della Regione. «In Emilia-Romagna - ha spiegato l’assessore regionale Lusenti - ogni anno sono circa 4.500 le coppie che fanno ricorso alla fecondazione omologa e stimiamo che con l’eterologa aumenteranno del 10-15%».

Come per la fecondazione omologa, gli esami, i controlli e la metodica sono a carico del Servizio sanitario nazionale, con il limite massimo di 43 anni per le donne riceventi e un numero massimo di 3 cicli da effettuare nelle strutture pubbliche. Il ticket è previsto per gli esami diagnostici e di valutazione dell’idoneità per entrambi i componenti della coppia.