Stricchi resta maglia rosa in busta paga
Il direttore del Cadf stacca i manager delle altre società. Non molto lontani i vertici di Camera di commercio e della sanità
Una vera e propria giungla cresciuta attorno ad un labirinto dai contorni mobili, marcati di volta in volta da leggi, contratti e delibere. Approdi professionali ambitissimi per tecnici o politici gratificati da stipendi che per il classico e sempre citatissimo uomo della strada rappresentano un miraggio in grado di scatenare accesissime polemiche o di irrompere in campagna elettorale con tutta la forza che può agitare un tema surriscaldato dagli effetti della crisi più nera dall’ultimo dopoguerra. Il candidato alla presidenza della Regione, Matteo Richetti, l’ha già messo sul tavolo dell’imminente confronto elettorale per lo scranno più alto di via Aldo Moro dopo il caso politico innescato dal super-compenso percepito dal direttore del Cadf (Consorzio Acque Delta Ferrarese) Silvio Stricchi.
L’obiettivo dichiarato da Richetti è di calmierare gli emolumenti dei tecnici al vertice di società pubbliche prendendo come misura lo stipendio dei dirigenti apicali dell’ente di riferimento. I 240 mila euro lordi versati a Stricchi (tutti i dati pubblicati di seguito includono tasse e contributi) sono la somma di due retribuzioni: quella di dirigente della Spa (200mila e rotti) e quella di direttore (39mila e rotti). Una cifra che si distacca da quella dei colleghi meglio pagati di altre società ed enti pubblici locali, anche se alcuni dei manager in servizio presso altre strutture amministrative ritirano una busta paga non proprio lontanissima da quel valore assurto a parametro della contesa.
Mauro Giannattasio, segretario generale della Camera di commercio (oltre che dirigente dell’Area Promozione, Informazione Economica, Risorse e Patrimonio) ha avuto una retribuzione, nel 2013, di 174mila euro, che - spiega - sono la somma del minimo tabellare (43mila euro), del compenso di posizione legato alla struttura dell’ente (100mila euro), della performance di risultato (24 mila euro) e di rimborsi straordinari per oltre 6mila euro. «La Camera di commercio di Ferrara è certificata come ente ad alta complessità organizzativa, ma anche il fatto che siano stati raggiunti alcuni risultati in termini di efficienza - precisa il manager - ha inciso sull’importo finale. Da ottobre, con lo stesso stipendio, rivestirò anche l’incarico di conservatore del registro». Paolo Saltari e Gabriele Rinaldi, direttori generali di Asl e S. Anna, nominati dalla Regione, condividono una retribuzione che sfiora (premi compresi di circa 22-23mila euro a testa riferiti al 2012) i 170mila euro (la base è di 145mila euro).
È il direttore di Tper, Claudio Ferrari, ad occupare la casella successiva tra le aziende interpellate dalla Nuova Ferrara, con una busta da 150mila euro. Renato Guerzoni il direttore di Soelia, multiutility con sede nel Comune di Argenta, tocca i 141mila euro (20mila dei quali legati al risultato); Riccardo Roversi, direttore generale del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara, arriva a 140mila. Area Spa, multi-utility con sede a Copparo, versa al direttore Raffaele Alessandri 131mila euro; Cmv Servizi, operativa nell’Alto Ferrarese, paga al direttore Daniele Ceccotto fino a 125mila euro (90mila più una quota massima rapportata al risultato di 35mila); Ami (mobilità) dà 115mila euro (come è riportato dal sito) al direttore Michele Balboni, che spiega: «In realtà quel dato tratto dal reddito dichiarato nel 2013 comprendeva anche rimborsi straordinari ed emolumenti legati ad altri incarichi, oggi la cifra stimata lorda è di circa 96mila euro l’anno». Stefano Masola, direttore generale Fer (Ferrovie Emilia Romagna), ha avuto in busta nel 2013 (dato estratto dal sito) 111mila euro. Sotto il cappello di Holding Servizi, il Comune di Ferrara ha collocato diverse aziende: Amfesc Spa paga al direttore operativo Stefano Lucci 107mila euro, Ferrara Tua Spa a Lucio Catozzo (stesso incarico) 99.800 euro, Afm al direttore generale Riccardo Zavatti 91mila, Ferrara Holding Servizi al direttore generale Paolo Paramucchi 80mila euro.
Acosea Impianti non ha un direttore dedicato, ma un dirigente distaccato dal Comune, Angelo Bonzi, con retribuzione annua di 67mila euro. Diego Carrara, direttore Acer (l’azienda casa), arriva a 85mila euro (74mila più 11mila di premio risultato) ma il direttore tecnico Massimo Cazzola prende più di lui (97mila euro di cui 17mila come retribuzione accessoria).
A Elisabetta Scavo, direttore di Sipro, è riconosciuto un compenso lordo annuale di 80mila euro, Giorgina Arlotti, il dirigente più alto in grado di Ferrara Fiere, ha uno stipendio di 50mila euro. È bene ricordare che il lordo va decurtato (tra tasse e contributi) di circa il 50% per ricavare il netto. Capitolo a parte per gli amministratori (presidenti, etc.) che ricoprono incarichi su base fiduciaria: non hanno riferimenti contrattuali di categoria e quindi “contrattano” lo stipendio con l’ente che li nomina.
Tra questi si possono segnalare il compenso dell’amministratore unico di Fer, Sergio Alberti (58mila euro), quello di Beppe Ruzziconi, di Ami (55mila euro) e quello di Paolo Panizza, di Amsef srl (ridotto a 45mila euro da questa estate). Nicola Zanardi, presidente di Ferrara Fiere, arriva a 45mila euro sommando anche il compenso di amministratore delegato.
I riferimenti dei dirigenti più alti in grado del Comune di Ferrara, Provincia e Regione sono: Ornella Cavallari (Ferrara) con 102mila euro e Mario Capaldi (Provincia) con 113mila euro mentre in Regione i direttori generali possono arrivare a 150mila euro (premio massimo compreso). Come si può notare, la proposta di Richetti potrebbe comportare il taglio di alcuni stipendi, ma è bene ricordare che alcuni dirigenti loro possono superare in busta i loro direttori.
Gioele Caccia
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