Sgarbi e i pezzi d’arte di Carife «Faccio io da mediatore con Bpvi»
Il critico che nel 2003 ha portato la tela di Tiziano a Ferrara ora dice: giusto che vada a Vicenza «I quadri dei veneti (c’è anche un Sebastiano Ricci) è normale che vengano portati a Palazzo Thiene»
Il Tiziano della Carife ha i giorni contati se ad acquisire la banca sarà Popvicenza. «È giusto che in quel caso finisca a Palazzo Thiene, un bellissimo museo, poiché non ha legami particolari con Ferrara. Conosco bene la storia di quel quadro, è stato mio».
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A parlare è Vittorio Sgarbi che ha avuto un ruolo fondamentale nell’approdo di “Ritratto di Gabriele Tadino” in corso Giovecca, ne garantisce l’attribuzione al maestro veneziano (con relativa stima) e si propone come eventuale mediatore tra la città e il presidente di Popvicenza, Gianni Zonin, per la gestione del patrimonio artistico in predicato di passare di mano assieme alla banca; al quale, peraltro, aggiunge anche un Sebastiano Ricci (Belluni 1659, Venezia 1734) di cui finora nessuno ha parlato.
«Il Ritratto l’ho trattato personalmente a Londra (nel 2003, da Sotheby’s), lo volevo ma non avevo i soldi per acquistarlo. Così l’ho “ceduto” alla Cassa di Risparmio di Ferrara che l’ha pagato, credo, poco più di un milione di euro - racconta il critico di Ro - È vero che è stato posto all’asta come quadro di “bottega”, ma è a causa di una singola limitazione critica (di Federico Zeri, prima maestro poi nemico di Sgarbi, ndr) e comunque non ci sono dubbi di attribuzione, tanto che il quadro è stato esposto in giro per il mondo come Tiziano. Qual è il suo valore? Un ritratto di Tiziano può valere 20-30 milioni di euro, ma nel caso di Tadino scendiamo attorno ai 6 milioni, perché non c’è il cosidetto “gusto signora” per una figura di condottiero privo di un occhio e poco attraente in se. Molti dipende, tuttavia, dal fatto il quadro abbia mantenuto la facoltà di essere venduto anche fuori dall’Italia».Sgarbi non esita a schierarsi nella polemica sulla sorte del patrimonio storico-artistico della banca, in caso di vendita a Popvicenza, e lo fa in base alla sua esperienza sul trasloco a Palazzo Thiene delle quadrerie della Cassa di Risparmio di Prato, all’origine degli “incubi” ferraresi.
«L’ho detto chiaramente al sindaco di Prato, non aveva senso pretendere di mantenere in città i quadri di proprietà della Cassa, una volta effettuata la fusione con Popvicenza, anche perché c’erano capolavori veneti, come la crocifissione di Bellini, che a Palazzo Thiene stanno benissimo. Per quanto riguarda la quadreria Carife, che dovrebbe comprendere anche un Sebastiano Ricci - è la posizione di Sgarbi - la cosa più sensata sarebbe trattare, magari chiedendo una clausola contrattuale specifica, per trattenere nella sede di corso Giovecca le opere ferraresi: potrei parlare io con Zonin, il presidente di Bpvi, che conosco dai tempi della mia esperienza alla Soprintendenza vicentina. Ma i quadri veneti, quelli è normale che vengano portati a Palazzo Thiene». Tiziano compreso, se sarà valutato come dice lui.
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