La Nuova Ferrara

Ferrara

I due grattacapi del centrodestra

Elezioni Provincia, Fdi e Fi ai ferri corti. Elezioni Regione, il veto della Lega a Ncd complica l’alleanza. La corsa di Toselli

3 MINUTI DI LETTURA





La lista dei sindaci per il governo della nuova Provincia è al gran completo. L’accordo, che ha certo un valore politico, si è strutturato sulla base di un’intesa tra i sindaci. Oltre al candidato presidente, che è Tiziano Tagliani, la lista dei 12 candidati consiglieri è formata non a caso da 9 sindaci. Cinque sono del Pd: Piero Lodi (Cento), Antonio Fiorentini (Argenta), Nicola Rossi (Copparo), Nicola Minarelli (Portomaggiore), Diego Viviani (Goro); uno è del Psi, Gianni Michele Padovani, che guida la giunta di centrosinistra a Mesola. I restanti tre sindaci sono: Fabrizio Toselli, Forza Italia (Sant’Agostino); Alan Fabbri, Lega Nord (Bondeno) e Marco Fabbri, Movimento Cinquestelle (Comacchio).

Completano la lista due consigliere comunali di Ferrara del Pd - Elisabetta Soriani e Bianca Maria Vitelletti, entrambe neoelette - e il consigliere provinciale uscente Cristiano Di Martino (Forza Italia). Su Di Martino - che tra l’altro proviene dai Cristiano sociali di An - si è consumata parte della rottura tra Fratelli d’Italia e il resto del centrodestra. Il contrasto non riguarda Di Martino in quanto tale, ma il fatto che nella cosiddetta lista dei sindaci non sia stato trovato un posticino per Fdi. L’estromissione sarà vendicata con la presentazione di una lista di disturbo Fdi-Gol, che mira ad accaparrarsi almeno un seggio (il sogno è due) in modo da guastare i piani del listone. Per presentare la lista servono almeno 18 firme di consiglieri comunali, corrispondenti al 5% di 355, che è il totale dei consiglieri comunali dei 24 Comuni. Già questo per Fdi e Gol è uno scoglio da superare, poichè per legge i firmatari non possono essere candidati. L’altro è il quorum per eleggere un consigliere provinciale. Qualcuno ha fatto i conti in tasca a Fdi e Gol e ritiene che il loro voto ponderato (vedi box a lato) sia attorno a quota 3.000, troppo poco per centrare il bersaglio, poiché servirà almeno il doppio, se non più per fare un consigliere. In FI non si comprende la “ripicca” di Fdi e si ribatte che il listone non è passato per le segreterie dei partiti, ma attraverso un accordo territoriale fra i sindaci, tra i quali non ci sono “fratelli”.

Ma il centrodestra ha un groviglio assai più importante da districare della Provincia: le elezioni regionali. I contorni della coalizione sono ancora molto sfumati: FI fin da luglio lavora per un’alleanza larga: anche Fdi e Ncd privilegiano la grande coalizione. È la Lega Nord a mettersi di traverso e a porre dei veti nei confronti dell’Ncd. I contrasti non riguardano i partiti ferraresi, a pesare sono le tensioni nazionali, che si riverberano sull’Emilia Romagna. Poi ci sono le diverse visioni dentro la Lega: quella dell’Emilia e quella della Romagna non sempre parlano la stessa lingua. Per la fine di settembre, quando il Pd avrà scelto il candidato presidente con le primarie, anche il centrodestra dovrà farsi trovare pronto. C’è tempo ma non tanto. Domani i coordinatori regionali saranno a Roma per provare a mettere qualche punto fermo sulle alleanze. In Emilia Romagna l’obiettivo del centrodestra è non farsi scavalcare dal M5S. Serve dunque anche un candidato presidente all’altezza: gli azzurri di Ferrara sanno di poter contare sulla disponibilità di Fabrizio Toselli, il sindaco della ricostruzione di S. Agostino da presentare come ricostruttore del centrodestra. Ma non si sono tirati indietro i quattro consiglieri regionali uscenti di Fi: Lombardi di Rimini, Bazzoni di Ravenna, Bignami di Bologna e Filippi di Reggio Emilia.

Marcello Pradarelli

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google