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Calvano: «Sono indagini, non condanne»

Grande cautela del segretario provinciale dopo lo choc per l’indagine su Richetti e Bonaccini: «Sapranno spiegare»

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C’è stato un momento quest’estate in cui c’era quasi la corsa per presentarsi alle primarie che devono decidere chi sarà il candidato presidente del Pd e del centrosinistra alle elezioni regionali, che si terranno a novembre, pare il 23. Nel giro di dieci giorni la situazione si è capovolta. Dapprima portando a una semplificazione e poi nelle ultime ore a una repentina complicazione che sta mettendo in fibrillazione il Pd. A fine agosto lungo l’asse Bologna-Roma ancora si trattava per una soluzione unitaria (alla quale si opponeva solo il forlivese Roberto Balzani): doveva essere Daniele Manca, sindaco di Imola, a mettere quasi tutti d’accordo. Lo invocavano a gran voce anche molti sindaci, tra cui Tagliani e Merola (Bologna).

Ma la soluzione Manca è saltata e il segnale l’ha dato Matteo Richetti che ha rotto gli indugi e si è candidato alle primarie. Un paio di giorni dopo anche Stefano Bonaccini , che aveva a lungo temporeggiato, è uscito allo scoperto. Il suo ingresso sulla scena delle primarie ha avuto come effetto quasi automatico il passo indietro di Patrizio Bianchi, il quale aveva sempre detto che se Bonaccini si fosse candidato tutto sarebbe cambiato e coerentemente, dopo un faccia a faccia, l’ex rettore e attuale assessore regionale si è fatto da parte.

Palma Costi, presidente dell’assemblea legislativa regionale, ha capito che di fronte al confronto tra Richetti e Bonaccini, per di più modenesi come lei, non ci sarebbe stata partita e si è ritirata dando pure lei sostegno a Bonaccini. Nel frattempo aveva dato forfait anche Matto Riva di Centro Democratico.

Tra la mattina e la sera di ieri sulle primarie si sono addensati grossi nuvoloni. Richetti - che sabato era al Bar Nazionale in corso Martiri a gridare «noi siamo il Pd del 41%» si è ritirato. Per ragioni personali, per l’unità del partito, ha fatto sapere. Un sostenitore come Eric Zaghini - sentito prima che si conoscesse la vera ragione del passo indietro (indagini per peculato), era rimasto sconcertato dalle parole di Richetti: «Posso capire motivazioni personali, non l’appello all’unità del Pd, le primarie non minano l’unità del Pd, ma servono per scegliere una linea e chi la rappresenta». Poi si è capito quali erano le ragioni personali.

Alle 20 è arrivata la seconda botta. Dopo Richetti si è saputo che è indagato dalla Procura di Bologna pure Bonaccini. La delicatezza del momento che sta vivendo il Pd sta tutta nella cauta dichiarazione del segretario provinciale Paolo Calvano: «Siamo in presenza di indagini, non di condanne. Sono certo che Bonaccini e Richetti saranno in condizione di spiegare e dare risposte esaurienti agli eventuali addebiti». Nessuno fa previsioni. Domani è un altro giorno. E nessuno sa se sarà un giorno migliore per il Pd.(m.p.)