La Nuova Ferrara

Ferrara

GORO

Poco pesce e troppe spese «Non andiamo avanti»

Annarita Bova

La prima uscita in mare dopo il fermo pesca porta rabbia e delusione In porto l’ 80% delle barche è in vendita: i nostri figli vogliono mollare

2 MINUTI DI LETTURA





GORO. «No, non è andata come speravamo». Il primo giorno di pesca dopo il fermo ha profondamente deluso le aspettative dei pescatori di Goro che sono rientrati in porto quasi in silenzio.

«Il pesce è poco, troppo poco. Negli anni ’80 tornare in mare a settembre era un vero e proprio piacere mentre oggi ci rendiamo conto che il mare è al limite e ci chiediamo quale sarà il nostro futuro e quello delle nostre famiglie».

Che quello della pesca a strascico non sia un mestiere redditizio, lo si capisce anche del numero di barche in vendita. «L’ 80% vuole lasciare. Il problema è che nessuno compra. Quella del pescatore è una vita difficile, fatta di sacrifici e tanta sofferenza fisica e mentale. Rischiamo ogni giorno, ma per cosa?».

Nelle cassette, come anche a Porto Garibaldi, triglie e canocchie perché di altro pesce se ne vede davvero poco. «Abbiamo venduto le canocchie al mercato a 3 euro al chilo, anche 2,50 euro. Quelle più grosse circa 8 euro ma non di più».

Per una battuta di pesca con una imbarcazione media, le spese ammontano a circa 300 euro. Il guadagno in quest’ultimo periodo è di 50-70 euro. Alcuni giorno va meglio ma poi ci sono state anche uscite senza pescato. «Non sappiamo perché il mare non risponde più. Saranno gli esperti, eventualmente, a dare spiegazioni. A noi importa riuscire a tirare avanti, con la speranza che i nostri figli possano trovare altro. Difficilmente le cose cambieranno, anche se una via d’uscita la dobbiamo trovare».

La speranza, vista l’estate anomala, è che la “stagione” si sia spostata e che di conseguenza nei prossimi mesi le cose potranno iniziare a cambiare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google