E l'idrovora rottamò le primarie
Il commento del direttore Stefano Scansani sulla situazione del Pd in Emilia
Il renzismo va a sbattere. Per la prima volta la spinta propulsiva rottamatoria conosce l’idrovora nazionale. Quella che scatena un vortice fra le elezioni imminenti e la magistratura incombente, mandando così gambe all’aria ogni bella speranza (francamente rara, in questa nostra Italia). In attesa di sapere che cosa farà l’indagato resistente Stefano Bonaccini, l’indagato ritirato Matteo Richetti e la squadra raggelata dei candidati alle primarie del Pd, è bene tenere a mente tre avvenimenti.
UN BEL CASINO. Renzi avrà anche doti profetiche, ma la sua battuta di domenica a Bologna potrebbe essere stata la reazione al “rinvenimento” dell'inchiesta, oltre che alla corsa di due renziani per un renzismo soltanto: «Mi avete combinato un bel casino» (nella Regione più preziosa, aggiungo). E, badateci, un’espressione così inaspettata e pubblica ha molte coincidenze e analogie con il fraseggio di Marchionne che ha sloggiato Montezemolo dalla preziosa Ferrari. FIDUCIA DI PRASSI. L’idrovora giudiziaria sulla Regione Emilia Romagna gira da un pezzo. E la sorpresa di tanti o di tutti sulle novità del palazzo di Giustizia bolognese è fragile. Grandi reati o piccolissimi illeciti, processi o non processi, l’imprevisto poteva essere messo in conto. E poi la reazione dei protagonisti e del Pd lascia perplessi, perché appartiene al già visto e al già sentito, cioè alla prassi. Quando la politica è all'angolo, sbologna (termine azzeccato, qui) le ansie sgranando il fraseggio decotto: fiducia nei giudici; avrò modo di spiegare tutto; fiducia nei dirigenti; piena fiducia… RETROGUSTO FERRARESE. A questo punto della partita, stecchita, fra i renziani Bonaccini e Ricchetti (che taluni avevano battezzato come sana competizione democratica), torna alla memoria l'asse Bologna-Modena-Reggio-Ferrara. In pieno agosto i sindaci di queste città, stabilendo un accordo geopolitico d’area vasta, avevano fatto coincidere il loro sostegno a Manca, collega primo cittadino di Imola, quale candidato alla successione di Errani. Un bersaniano di connessione traghettante verso il renzismo.
Poi il delfinato di Bonaccini e quello di Richetti hanno increspato il disegno, frantumato la linea retta del premier verso la conquista della Regione Emilia Romagna. La dice lunga l'ipotesi astrale che fino a questo momento annovera anche Bersani come candidabile, quanto Prodi (l’ex concorrente ferrarese Bianchi ne sa qualcosa). Salvo sviluppi imprevedibili la partita emiliano-romagnola ora è in mano solo a Renzi. E che potrebbe fare? Destinare la Regione (come la rossa) Ferrari del Pd a Bersani o a un bersaniano, a Prodi o a un prodiano? Da quel rottamatore che è potrebbe liquidare le primarie, polverizzare la griglia di partenza e inviare sul campo un emiliano-reggiano-renziano-esperto, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, braccio destro, Delrio. Così da allargare a Roma un rimpasto di Governo imminente per i nuovi incarichi europei del ministro degli Esteri Mogherini. Come in tutte le narrazioni non può mancare la conclusione “morale”: ancora una volta il sisma politico ha per epicentro una Regione: macro istituzione, luogo, condizione e sistema dove Renzi non ha ancora immaginato di cambiare verso, e rottamerà niente.
Stefano Scansani
s.scansani@lanuovaferrara.it
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