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Modonesi: non possiamo fare come gli struzzi. Calvano "autosospeso", Tagliani media

gianpietro zerbini e stefano ciervo
Modonesi: non possiamo fare come gli struzzi. Calvano "autosospeso", Tagliani media

L’assessore Aldo Modonesi spiega la sua candidatura a sorpresa al consiglio regionale: è nato un problema politico 

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«Non possiamo far finta di niente. Non possiamo fare come gli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia negando l’evidenza. Non possiamo tralasciare o peggio ancora non ricordare quanto è successo il 9 settembre, quando due dei tre candidati Pd per le primarie della regione Emilia Romagna hanno saputo di essere iscritti nel registro degli indagati. Qui a Ferrara sembra invece che l’unico problema sia quello di discutere delle autocandidature dei consiglieri, ma così stiamo sbagliando e si rischia grosso».

aldo modonesi

Aldo Modonesi è deciso e irremovibile su questi concetti ed è per questo che spiega la sua autocandidatura a sorpresa a consigliere regionale, sconvolgendo quello che sembrava un più o meno tranquillo andazzo verso la scadenze delle prossime primarie del 28 settembre. Noto per agire spesso sotto traccia (o “sott foja” per dirla alla ferrarese), scevro da polemiche da cortile e punzecchiature, abituato a scansare con stile gli attacchi, questa volta però il Richelieu della politica ferrarese esce allo scoperto, sparigliando le carte e ponendo un tema centrale nel dibattito politico di un partito sempre più nel caos.

Mi scusi assessore, ma fino all’altro giorno diceva che stava tanto bene a Ferrara e che la Regione non le interessava, che aveva ancora tanti progetti da realizzare e terminare per la città. Cosa è successo nel frattempo? «Cosa è successo? Bisogna essere ciechi per non vedere il problema nato dopo che a Bonaccini e Richetti sono state contestate spese per pranzi, cene e rimborsi chilometrici. Se non ci fosse stato questo scossone non ci sarebbe stata la mia autocandidatura».

Un gesto che sembra un attacco alla segrateria provinciale, che a quanto pare giudica miope in questa situazione? «Guardi, non si tratta di un attacco a Paolo Calvano, una persona che ha la mia stima e che in questi anni ha messo il partito al primo posto rispetto agli interessi personali o alla segreteria. Ho voluto dare una scossa al Pd ferrarese, perché occorre in questo momento un dibattito serio. Non possiamo far finta che il problema che è nato non ci sia. Penso che al primo posto della discussione al momento ci sia un tema politico su come affrontare queste primarie, non può essere che nei circoli si discuta solo delle persone».

Quindi la sua candidatura suona anche come un “fermiamoci un attimo a riflettere, senza fretta”? «Esatto. Sono stato spinto in questa decisone da molte persone, tra cui devo ringraziare il segretario comunale Renato Finco, che ha posto il problema alla direzione provinciale del partito. Era stata chiesta anche una proroga alla scadenza per la presentazione delle candidature proprio per pensare meglio a quanto stava succedendo a livello regionale. Questa proroga non c’è stata per cui alla fine è arrivata al fotofinish questa candidatura».

A proposito. C’è stato un piccolo giallo, perché la scadenza era alle ore 18 di giovedì e lei ha presentato ufficialmente la candidatura qualche ora dopo. Come sono andate le cose? «In effetti ho presentato la candidature in leggero ritardo perché fino alle 19.30 ho dovuto lavorare per la riapertura della scuola Mosti, un progetto che confesso mi ha tolto anche molte ore di sonno. È un problema di merito non di metodo comunque e con questa candidatura voglio lanciare un appello agli altri 5 candidati».

Cioé? «Congeliamo un attimo la discussione sulle candidature per riflettere e discutere insieme questo problema politico che si è aperto. Non vedo tutta questa fretta nel chiudere le autocandidature alle regionale, visto che siamo stata l’unica provincia ad averlo fatto. Nelle altre 8 si sta ancora discutendo. Non capisco perché se ne parla a Roma, se ne parla nella altre città emiliane mentre a Ferrara si continua ad andare avanti come se niente fosse successo».

Mettiamo che alla fine lei venga eletto in Regione, lascerebbe così il suo incarico di assessore in Comune? «In effetti le due cariche sono incompatibili. La mia è comunque una candidatura di servizio, per mettere il partito nelle condizioni di affrontare un problema politico».

Non è che glielo ha chiesto il ministro Dario Franceschini di candidarsi o l’area a lui vicina, anche per lanciare un segnale ai renziani? «No, non ci sono scontri in atto tra le correnti e non è nemmeno un “Ferrara contro il resto della Provincia”. Il tema delle primarie deve partire dal basso e ripeto occorre che ci confrontiamo bene».

È un siluro comunque a Bonaccini? «Guardi, io mi sono schierato con il segretario regionale quando ha posto la sua candidatura e l’avrei votato alla primarie. E sono ancora disposto a sostenerlo in maniera convinta. Non posso peró accettare che non si apra neppure un dibattito per quello che è successo per l'esigenza di chiudere le candidature (prima provincia in regione a chiudere i termini) magari per non infastidire qualche posizione consolidata».

Cosa succederà se la segreteria provinciale decidesse di accettare la sua proposta. Si ritirerebbe o continuerebbe in quella che lei chiama una candidatura di servizio? «Per oggi mi fermo qui. Poi vedremo gli sviluppi».

 

 

Intanto il segretario del Pd Calvano si è "autosospeso" e il sindaco Tagliani cerca di mediare.

Tra le consultazioni per le candidature regionali del Pd e le primarie per la presidenza dell’Emilia Romagna, c’è in gioco tutto. Non solo i posti che assegnano queste pre-elezioni, cioè i quattro candidati per i due seggi ferraresi del Pd in consiglio regionale (un uomo e una donna) e la pole position per la successione a Vasco Errani, ma anche, a cascata, la segreteria regionale del partito, quella provinciale, gli assetti della giunta Tagliani e, sullo sfondo, i posizionamenti per la stessa successione al sindaco di Ferrara.

paolo calvano

Il ginepraio nel quale si è infilato il partito, reso plasticamente dalla candidatura dell’ultimo minuto un pezzo da novanta come Aldo Modonesi, in sostanziale competizione con il segretario provinciale Paolo Calvano, non può dunque sorprendere: è capitato altre volte, nei momenti di cuspide politica e generazionale, tanto più che in queste elezioni si ridisegna il ruolo stesso della Regione. È lui, Calvano, il tassello chiave del puzzle: la sua candidatura in consiglio regionale rassicurava l’intero Pd ferrarese anche per il tandem con Stefano Bonaccini, segretario regionale e favorito alla successione di Errani, e faceva balenare la prospettiva di governare le dinamiche di partito e di giunta assieme allo stesso Bonaccini, prendendone il posto dopo le elezioni. Il sì di Renzi alla candidatura di Bonaccini anche dopo la picconata della magistratura bolognese sul segretario regionale, indagato per i rimborsi, che seguono le sue lunghe settimane di indecisioni, toglie a Calvano un peso: «Tra quanto emerso ieri e quanto detto da Renzi con il famoso tweet, possiamo dire che c’è fiducia nei due candidati Pd alla presidenza della Regione: sono bravi e capaci di mettere al centro il futuro dell’Emilia Romagna. Bonaccini? Sì, continuo a sostenerlo - è la presa di posizione del segretario provinciale - Ha avuto il coraggio di metterci la faccia, andando subito dai magistrati per chiarire la sua posizione».

Nessun commento di Calvano sulla candidatura di Modonesi, che per la regola uomo-donna può entrare in lista solo facendo fuori nelle consultazioni il renziano doc Eric Zaghini, e dovrebbe poi battersi con lo stesso segretario per entrare in assemblea regionale: «Dico solo che, essendo parte in causa, non parteciperò più alle riunioni di segreteria e di direzione che si occupano delle consultazioni. A gestire queste riunioni sarà il segretario organizzativo Luigi Vitellio». Modonesi in lista può tirare la volata in città ad un Pd privo altri “campioni”, ma questa sfida è fondamentale anche per il suo futuro: un risultato poco brillante toglierebbe chance ad una sua candidatura per la prossima giunta regionale, magari a vantaggio del collega Massimo Maisto, il cui nome è tornato ad affiorare nelle ultime ore.

Una partita che si gioca anche all’interno della squadra di Tiziano Tagliani, che non a caso sta assumendo un ruolo attivo: «Ho visto entrambi, Calvano e Modonesi, nel mio studio stamattina, e li ho trovati sereni e ben disposti al riconoscimento dei meriti reciproci - ha detto il sindaco nel pomeriggio - Quella di Aldo non mi sembra una candidatura contro il segretario, sono contento di stare in un partito vivo e pieno di gente che pensa con la propria testa. Modonesi del resto ha posto un problema chiaro, un momento di riflessione in più sarebbe stato opportuno dopo quanto successo. Non è un caso che i sindaci dei capoluoghi abbiano scritto un documento sui profili programmatici e di progetto che devono avere i candidati». Tagliani però non svela per chi voterà alla consultazioni, tra Calvano e Modonesi, e del resto è lui l’elemento politico di garanzia in questo momento nel Pd. La sua giunta rischia di uscire profondamente rimodellata dalle vicende extra-ferraresi, ma gestire assessori distratti dal loro futuro non è il massimo per un sindaco. Nega di aver visto un partito nel caos Marcella Zappaterra, che il posto nei quattro in lista ce l’ha garantito (l’altra donna è Irene Tagliani, presidente Cna) e non ha interesse a sollevare polvere: «Non vedo questa confusione, le autocandidature le abbiamo decise per dare a tutti la possibilità di correre. Modonesi? Ho spiegato cosa personalmente motivava la mia candidatura, sulle motivazioni degli altri non mi permetto di entrare». Come postilla, c’è da sottolineare che la scintilla, cioè l’inserimento del nome dell’assessore nella lista, non è formalmente accesa. C’è da passare il vaglio della segreteria provinciale di questa mattina, e forse, di una Direzione Pd, visto che Modonesi ha formalizzato le sua intenzioni con un’ora e mezza di ritardo. Forse non basterà per escluderlo, ma per alimentare i primi scontri sì