«Non possiamo fare come gli struzzi»
L’assessore Aldo Modonesi spiega la sua candidatura a sorpresa al consiglio regionale: è nato un problema politico
«Non possiamo far finta di niente. Non possiamo fare come gli struzzi e nascondere la testa sotto la sabbia negando l’evidenza. Non possiamo tralasciare o peggio ancora non ricordare quanto è successo il 9 settembre, quando due dei tre candidati Pd per le primarie della regione Emilia Romagna hanno saputo di essere iscritti nel registro degli indagati. Qui a Ferrara sembra invece che l’unico problema sia quello di discutere delle autocandidature dei consiglieri, ma così stiamo sbagliando e si rischia grosso».
Aldo Modonesi è deciso e irremovibile su questi concetti ed è per questo che spiega la sua autocandidatura a sorpresa a consigliere regionale, sconvolgendo quello che sembrava un più o meno tranquillo andazzo verso la scadenze delle prossime primarie del 28 settembre. Noto per agire spesso sotto traccia (o “sott foja” per dirla alla ferrarese), scevro da polemiche da cortile e punzecchiature, abituato a scansare con stile gli attacchi, questa volta però il Richelieu della politica ferrarese esce allo scoperto, sparigliando le carte e ponendo un tema centrale nel dibattito politico di un partito sempre più nel caos.
Mi scusi assessore, ma fino all’altro giorno diceva che stava tanto bene a Ferrara e che la Regione non le interessava, che aveva ancora tanti progetti da realizzare e terminare per la città. Cosa è successo nel frattempo?
«Cosa è successo? Bisogna essere ciechi per non vedere il problema nato dopo che a Bonaccini e Richetti sono state contestate spese per pranzi, cene e rimborsi chilometrici. Se non ci fosse stato questo scossone non ci sarebbe stata la mia autocandidatura».
Un gesto che sembra un attacco alla segrateria provinciale, che a quanto pare giudica miope in questa situazione?
«Guardi, non si tratta di un attacco a Paolo Calvano, una persona che ha la mia stima e che in questi anni ha messo il partito al primo posto rispetto agli interessi personali o alla segreteria. Ho voluto dare una scossa al Pd ferrarese, perché occorre in questo momento un dibattito serio. Non possiamo far finta che il problema che è nato non ci sia. Penso che al primo posto della discussione al momento ci sia un tema politico su come affrontare queste primarie, non può essere che nei circoli si discuta solo delle persone».
Quindi la sua candidatura suona anche come un “fermiamoci un attimo a riflettere, senza fretta”?
«Esatto. Sono stato spinto in questa decisone da molte persone, tra cui devo ringraziare il segretario comunale Renato Finco, che ha posto il problema alla direzione provinciale del partito. Era stata chiesta anche una proroga alla scadenza per la presentazione delle candidature proprio per pensare meglio a quanto stava succedendo a livello regionale. Questa proroga non c’è stata per cui alla fine è arrivata al fotofinish questa candidatura».
A proposito. C’è stato un piccolo giallo, perché la scadenza era alle ore 18 di giovedì e lei ha presentato ufficialmente la candidatura qualche ora dopo. Come sono andate le cose?
«In effetti ho presentato la candidature in leggero ritardo perché fino alle 19.30 ho dovuto lavorare per la riapertura della scuola Mosti, un progetto che confesso mi ha tolto anche molte ore di sonno. È un problema di merito non di metodo comunque e con questa candidatura voglio lanciare un appello agli altri 5 candidati».
Cioé?
«Congeliamo un attimo la discussione sulle candidature per riflettere e discutere insieme questo problema politico che si è aperto. Non vedo tutta questa fretta nel chiudere le autocandidature alle regionale, visto che siamo stata l’unica provincia ad averlo fatto. Nelle altre 8 si sta ancora discutendo. Non capisco perché se ne parla a Roma, se ne parla nella altre città emiliane mentre a Ferrara si continua ad andare avanti come se niente fosse successo».
Mettiamo che alla fine lei venga eletto in Regione, lascerebbe così il suo incarico di assessore in Comune?
«In effetti le due cariche sono incompatibili. La mia è comunque una candidatura di servizio, per mettere il partito nelle condizioni di affrontare un problema politico».
Non è che glielo ha chiesto il ministro Dario Franceschini di candidarsi o l’area a lui vicina, anche per lanciare un segnale ai renziani?
«No, non ci sono scontri in atto tra le correnti e non è nemmeno un “Ferrara contro il resto della Provincia”. Il tema delle primarie deve partire dal basso e ripeto occorre che ci confrontiamo bene».
È un siluro comunque a Bonaccini?
«Guardi, io mi sono schierato con il segretario regionale quando ha posto la sua candidatura e l’avrei votato alla primarie. E sono ancora disposto a sostenerlo in maniera convinta. Non posso peró accettare che non si apra neppure un dibattito per quello che è successo per l'esigenza di chiudere le candidature (prima provincia in regione a chiudere i termini) magari per non infastidire qualche posizione consolidata».
Cosa succederà se la segreteria provinciale decidesse di accettare la sua proposta. Si ritirerebbe o continuerebbe in quella che lei chiama una candidatura di servizio?
«Per oggi mi fermo qui. Poi vedremo gli sviluppi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
