Gli occhi sull’altra città dal cestello di un pallone
In volo con la mongolfiera di Balloons sulla Ferrara che non si vede mai Il racconto del viaggio con lo staff di Paolo Barbieri, tra emozioni e il silenzio
FERRARA. Il meteo e il clima non hanno sempre aiutato la manifestazione del Balloons Festival quest’anno, ma nemmeno una goccia di pioggia incupiva il cielo di Ferrara, quando la Nuova si è levata in cielo, nei giorni scorsi.
Aria fresca della prima mattina e un timido sole che faceva capolino da dietro le nuvole hanno dato il buongiorno allo staff di Paolo Barbieri, che dopo una rapida fase di gonfiaggio ha fatto spiccare il volo a una mongolfiera colorata.
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E così i passeggeri, visto che il vento soffiava verso la città, hanno potuto godersi un suggestivo volo sopra il centro storico. Un dubbio ben presto risolto, quello della direzione della mongolfiera, che subito si è stagliata, primo e unico pallone volante della mattinata, sul cielo ormai sveglio della città.
Le torri del Castello che sembrano ferite dall’alto, la candida facciata del Duomo, che si erge imponente al centro di piazza Trento Trieste, le Mura con le apparentemente sconfinate aree verdi, parco Massari e gli altri parchi e anche le zone più periferiche: tutto si osservava da una prospettiva del tutto nuova, un’emozione veramente unica per chiunque.
E la mongolfiera, con il suo movimento lento e un’ inaspettata stabilità rendeva l’ atmosfera rilassata e sospesa, quasi a consentire una breve pausa dalla frenetica corsa quotidiana. La quiete e silenzio dell’orario mattutino erano ancora più impressionanti ad alta quota, l’unico suono che raggiungeva il cestello era il cinguettio degli uccelli, conferendo un’aura surreale al volo fra le nuvole.
Come accade, le cose belle finiscono sempre troppo presto, e nel giro di una ventina di minuti il pallone ha cominciato a riavvicinarsi al suolo, e mentre case, strade e persone ricominciavano a ingrandirsi, un vivace atterraggio ha sorpreso l’equipaggio, costretto a chinarsi sotto indicazione di Barbieri per facilitare l’ operazione a pilota e collaboratori.
Giunti al termine dell’ avventura, conclusa sulla pista d’atterraggio dell’areoporto, non resta che lasciarsi ispirare dalle immagini e dai ricordi raccolti in volo, che resteranno archiviati nella memoria a lungo termine di chi ha provato l’eccezionale ed etereo viaggio.
Irene Lodi
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