La Nuova Ferrara

Ferrara

LA DOMENICA

Tana libera tutti, compresi gli struzzi

moschettieri
◗
moschettieri

L'editoriale del direttore Stefano Scansani

4 MINUTI DI LETTURA





Chi se lo aspettava un Aldo Modonesi così leonino? Da lui, che per anni ha lavorato - da amministratore e politico Pd - sottotraccia, con una meccanica da orologiaio che evoca Franceschini e una asciutta caparbietà che si rifà al sindaco Tagliani (del tipo “i lavori pubblici sono io”).

È stato sorpreso dal caso Bonaccini-Richetti e dalla frana d’ogni accordo e prospettiva. Così, Modonesi già aspirante assessore regionale, ha rotto gli indugi per non perdere il treno Ferrara-Bologna e si è autocandidato al consiglio emiliano-romagnolo fuori tempo massimo, giovedì sera. Ieri la sua proposta è stata rigettata dalla segreteria, ma tornerà in discussione nella direzione, martedì, di rimbalzo.

In sostanza Modonesi ha detto “fatti più in là” ai già nominati Calvano, Zappaterra, Zaghini, Rubbini, Irene Tagliani. Strano Modonesi, forte di una condotta volta alla pacatezza e al più discreto minimalismo, che dalle colonne della Nuova ieri ha urlato la frase zoopolitica “non possiamo fare come gli struzzi”, chiedendo al partito di cavare la testa da sotto le sabbie ferraresi, e svegliarsi, come ha fatto lui.

È uno slogan epocale, “non possiamo fare come gli struzzi”, perché marchia la svolta nella vita interna, apparentemente monolitica, del Pd locale. Certo, c’erano i cattolici, i tradizionalisti, i movimentisti, ecodem, renziani della prima ora e della seconda scelta, ma adesso ci sono le cordate interiori (guai scrivere correnti). La saetta delle regionali smaglia il Pd ferrarese, nonostante qualcuno si sgoli nel dire che c'è unità e il partito è vivo.

I TRE MOSCHETTIERI. Davvero il terzetto assessorile nato e cresciuto sotto il mantello di Tagliani si separerà per cause logistiche del destino. Marattin forse a va a Roma, palazzo Chigi, chiamato da Renzi. Modonesi aspira a Bologna forse per un lieto ritorno tra cinque anni a Ferrara per fare quello che Tagliani finirà di svolgere nel 2019. Maisto si racconta non sia di buonumore. Non catto e non renziano, il vicesindaco rischia di restar solo sullo Scalone (anche se potrebbe serbare una mossa a sorpresa).

Eppure loro erano gli splendidi moschettieri, promettenti con le loro tre M. Ma, come ho scritto il 30 maggio dell'anno scorso, questi erano assessori legati dal motto di Alexandre Dumas Padre “Tutti per uno, uno per tutti”, letterario. Ora sono svincolati dalla tempesta bolognese, improvvisa

IL SEGRETARIO CONFUTATO.Tempesta improvvisa anche e innanzi tutto per il segretario provinciale Paolo Calvano. Sul versante regionale vive un’attesa stressante perché aspira a diventare segretario emiliano-romagnolo. Bonacciniano, in scala geografica, Calvano è quindi in sospensione.

Pure sul versante locale: essendo candidato all’assemblea legislativa ha deciso di astenersi dalle riunioni sulle consultazioni. È parte in causa. Cosicché - mi par di capire - il suo silenzio sull'intrusione di Modonesi fra i candidati a Bologna e sulla promozione o bocciatura degli altri, è già confezionato e motivato. Si coglie nel Pd basico la sensazione che gli eventi abbiano confutato Calvano: caos, impulsi elettrici alterni fra segreteria e municipio, l’autodeterminazione-minaccia di Modonesi (a Bologna andranno solo un uomo e un donna ferraresi), regole rigide come un elastico, scollamento fra città e circoli.

TRA CITTÀ E CIRCOLI. La discesa in campo di Modonesi potrebbe disvelare una vecchia e persistente divaricazione fra la città del Pd e i circoli del Pd, cioè fra i vertici e il territorio (il citato Pd basico). Modonesi è un potente catalizzatore di preferenze, uno straordinario magnete di consensi tra le mura. Questa forza potrebbe rischiare di svigorire oltre che i margini anche i renziani nevrili che proprio nella non vicinissima Berra hanno nel sindaco Zaghini il loro condottiero.

REGOLE CON L'ELASTICO. Non era stato il nuovo corso renziano a fissare le regole? A voler tener fuori dalle partite elettorali i condannati, gli inquisiti, gli indagati e addirittura gli appena sfiorati?

La questione bolognese rimescola ogni buona intenzione: a loro insaputa indagati, Richetti lascia la corsa, e Bonaccini non molla, chiede lo stralcio della sua posizione e l’archiviazione per permettergli di marciare verso Bologna, come se l’inchiesta giudiziaria aperta da oltre un anno sia un imprevisto ostacolo. Anche a Ferrara, nel suo piccolo, i metodi, i paletti, le regole saranno cambiati durante le partite?

L’autocandidatura di Modonesi arriva fuori tempo massimo, passa, travolge l'increspata laguna politica della nostra provincia, esce dalla porta e rientrerà dalla finestra martedì. Il nostro è un Paese dove tutto è possibile. Con il tweet di venerdì Renzi ha liquidato il caos emiliano così: «I candidati del Pd li scelgono i cittadini con le primarie, non soggetti esterni. In Emilia Romagna vinca il migliore». Cioè dopo aver appreso che a Bologna gli avevano «combinato un bel casino», il segretario-premier ci dice di arrangiarci. Quasi quasi do ragione a Modonesi: nel Pd non è più tempo di struzzi. Gli struzzi, se cavano la testa da sotto la sabbia, in corsa riescono a raggiungere picchi di cento chilometri orari. Dipende dall’obiettivo.

Stefano Scansani

s.scansani@lanuovaferrara.it

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google