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Regionali, il Pd s’interroga su Modonesi

Regionali, il Pd s’interroga su Modonesi

Due letture sulla repentina autocandidatura: irritato dall’intesa Bianchi-Bonaccini o istigato dagli amici più fedeli

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Sulla mossa dell’ultim’ora di Aldo Modonesi - fatta così in extremis da risultare fuori tempo massimo - si interroga mezzo Pd. E si dà risposte diverse.

Modonesi nell’intervista alla Nuova del 13 settembre chiedeva al Pd di fermarsi a ragionare prima di affannarsi a chiudere il discorso sulle candidature degli aspiranti consiglieri regionali. Ragionare in particolare sugli effetti dell’inchiesta che vede indagati Bonaccini e Richetti. Solo che al momento la discussione appare chiusa, specie dopo che Renzi ha detto che a decidere il candidato alla presidenza della Regione debbono essere i cittadini e non altri. Cioè nè i magistrati, nè Renzi stesso, cui non pochi si erano appellati per trovare una via d’uscita, il famoso briscolone da giocare facendo piazza pulita delle primarie e delle possibile sorprese dell’inchiesta “spese pazze”. Nel Pd quindi si domandano di cosa dovrebbero discutere i democratici ferraresi se Bonaccini dopo essere andato in Procura ha ormai deciso di tirare diritto, convinto com’è di aver giustificato agli inquirenti le spese contestate, e se Renzi ha dato il suo autorevole via libera alle primarie tra Balzani e Bonaccini. L’autocandidatura di Modonesi viene spiegata da persone vicine, ma non necessariamente amicissime, con altri argomenti. Un argomento ha un nome e un cognome e si chiama Patrizio Bianchi. Sarebbe il ruolo assunto dall’ex rettore e attuale assessore regionale ad aver creato fastidi nel Pd ferrarese e a indurre Modonesi a cambiare passo.

Sia Modonesi che Massimo Maisto - entrambi possibili aspiranti a un posto in Regione - avevano fatto un passo indietro. Il che non equivaleva necessariamente a una rinuncia all’ambizione, ma era un modo per rasserenare il clima in attesa degli eventi. Poi è successo che Bianchi si è sfilato dalle primarie appena Bonaccini ha annunciato che correva. Fin qui niente di strano, era stato proprio Bianchi a dire che con Bonaccini in campo si sarebbe ritirato. Ma non era preventivato che Bianchi divenisse il custode del programma di Bonaccini, un ruolo che viene visto come propedeutico a un bis di Bianchi in giunta. Secondo questa lettura Bianchi si sarebbe accordato con Bonaccini sulla testa del Pd ferrarese e di quanti potrebbero aspirare a fare l’assessore regionale. Di qui la reazione con l’autocandidatura.

L’altra spiegazione dell’autocandidatura di Modonesi è più cattiva. Respinge in toto l’idea di un accordo spartitorio tra Bonaccini e Bianchi e ritiene che a istigare Modonesi sia stata la cerchia ristretta dei suoi fedelissimi: bisognava rompere gli schemi e rimettere in movimento un ingranaggio che le incrostazioni legate alle vicende regionali avevano inceppato. Se invece l’ingranaggio riprende a girare per il verso giusto Modonesi finirebbe in Regione e Girolamo Calò, ad esempio, potrebbe rimpiazzarlo ai lavori pubblici lasciando la presidenza del consiglio comunale, che non lo gratifica abbastanza. Ma l’ingranaggio potrebbe rompersi del tutto se domani la direzione del Pd dovesse confermare che Modonesi è arrivato in ritardo. Il diretto interessato dovrà trovare argomenti convincenti per ottenere la deroga e il via libera.

Marcello Pradarelli

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