Il commento: ma quel piano segreto fa una bolla
Il direttore Stefano Scansani sulle parole del sindaco, la ritirata di Modonesi dopo la sua autocandidatura
FERRARA. Una bolla. La ritirata di Modonesi è stata rapida quanto l’attacco. Nel giro stretto di cinque giorni l’assessore comunale Pd si è autocandidato al consiglio regionale; si è visto respingere la domanda perché fuori tempo massimo; si è fatto scrivere dal sindaco Tagliani di non mollare la squadra municipale. Un modo sofisticato per uscire dall'inghippo e, forse, chiedere qualcosa in cambio.
C'è chi immagina proprio quell’assessorato in Regione che Modonesi vagheggia e teme di veder svanire a causa delle incognite sulla futura presidenza dell’Emilia Romagna. Detto fatto, la lettera-pronunciamento di Tagliani sigilla la situazione, rimette tutto in ordine, fa passare il morbino, dice grazie mille all'assessore Marattin che va a fare il tecnico a Palazzo Chigi, e rimanda l'opera di sistemazione della giunta a dopo le elezioni regionali. A questo punto non si può non riflettere sul “piano segreto” che molte voci dentro e intorno al palazzo del Comune danno per circolante e realistico.
È bene parlarne perché qualche suo capitolo sembrerebbe essersi tradotto nelle azioni di questi giorni. Mi spiego. La fuga in avanti di Modonesi, che data a giovedì, non sarebbe stata unicamente carburata dal caos regionale, dalle turbolenze Bonaccini-Richetti, dai loro orizzonti giudiziari e dalle incertezze sui futuri assetti. Un innesco è anche locale. Modonesi è stato attratto da sopra (Regione) e spinto da sotto (accordi indigeni). Un’ipotesi non tanto peregrina pretende che il presidente del consiglio comunale Girolamo Calò, entrato nell’assemblea municipale in groppa a 806 preferenze, riterrebbe stretto l’alto ruolo che gli è stato affidato. Puntava e punta a un posto in giunta?
Il “piano segreto” infatti metterebbe in conto che all’uscita di Modonesi verso la Regione, Calò pigli il suo posto. I due sono della stessa estrazione politica Pd cattolica. C’è un passaggio lampante nell’intervista che Calò ha rilasciato alla Nuova il 30 maggio scorso.
Calò disse: «Perché il peso di quelle preferenze lo sento tutto. Vuol dire che cittadini e associazioni stesse hanno investito sulla persona e sarà la persona stessa che dovrà lavorare e dare le giuste risposte». Calò è in riscaldamento (qualcuno vocifera che minacci di lasciare la presidenza con un ultimatum a gennaio), mentre Modonesi rientra in campo. Fuori campo invece si muove il segretario provinciale Paolo Calvano, di diritto candidato al consiglio regionale, che improvvisamente s’è visto ingombrare il rettilineo verso Bologna da Modonesi (col peso specifico del suo ampio consenso in città).
Oltre a un sospiro di sollievo alla lettura della lettera-pronunciamento di Tagliani che ha congelato ogni pulsione, probabilmente Calvano ora sa che qualcosa a Modonesi deve. A questo punto l’eventuale decollo dell’assessore verso un assessorato regionale potrebbe essere prevedibile fra un paio di mesi. Guarda caso il sindaco Tagliani ha normalizzato la situazione, si terrà per un po’ di tempo la delega di Marattin, nell’attesa degli esiti bolognesi. Aggiungo che a breve Tagliani diventerà il capo della Provincia, e così si comprende questa sua assunzione del ruolo di garante, è già nella parte e tiene insieme i pezzi. Lo si intuisce dal tono e dalla soluzione della sua lettera-pronunciamento. Quella di Modonesi sarebbe una bolla consapevole.