In trappola la banda della doppia coppia
Cinque giostrai specializzati in furti con destrezza alle gioiellerie incastrati dai carabinieri di Copparo e Portomaggiore
Agivano in doppia coppia, e con particolare predilezione per il giorno 22 del mese. Con buone maniere, vestiti firmati, nessuna violenza e tanta astuzia si erano specializzati in furti con destrezza ai danni di gioiellerie. Un sistema infallibile: due coppie di complici che, fingendo di non conoscersi, entravano a poca distanza l’una dall’altra in gioielleria, scegliendo negozi con un solo esercente e senza altri clienti. Mentre la prima coppia si faceva mostrare i monili per un fantomatico acquisto, l’altra interveniva distraendo il gioielliere con richiesta di informazioni. E a quel punto spariva un rotolo di ori dal bancone. O dalla cassaforte aperta, secondo una delle varianti. O direttamente dalla vetrina.
Dopo mesi di accertamenti, la “banda del 22 del mese” è stata incastrata dai carabinieri grazie a un’indagine condotta dalle Compagnie di Copparo e Portomaggiore: cinque giostrai devono rispondere di furto aggravato in concorso. Tre si trovano in carcere da ieri mattina, altre due persone sono state denunciate a piede libero.
Tutto era partito, hanno spiegato ieri il tenente colonnello Vittorio Bartemucci, il capitano Fabrizio Gubbiotti, comandante della Compagnia di Copparo e il luogotenente Domenico Marletta, comandante del Norm di Copparo, dalle denunce di due furti avvenuti il 22 febbraio e il 22 marzo. Il primo, ai danni della Bottega Orafa di Portomaggiore, aveva fruttato 60mila euro (due rotoli da 2 chili e mezzo di oro) e il secondo, alla gioielleria Aguiari di Tresigallo, 7000 euro. Da qui l’indagine dell’Arma, coordinata dal pubblico ministero Alberto Savino, con l’acquisizione dei filmati registrati dalle telecamere.
Gli accertamenti avevano portato al riconoscimento di alcuni giostrai già noti per furto (in particolare gioiellerie in Emilia Romagna, Liguria, Umbria e Lombardia), ma difficili da individuare proprio per i loro frequenti spostamenti e gli altrettanto numerosi cambi di auto. La svolta è arrivata il 4 giugno, con l’arresto in flagranza, a Codigoro, di quattro dei cinque componenti della banda: Alessandro Cancelli, 36 anni, nato a Siena ma residente nel Campo nomadi di Padova, ritenuto il capo del gruppo; Chantal Argentini, 22 anni, nata a Scandiano (Reggio Emilia) e residente nel campo nomadi di Parma; Anthony Piatti, 28 anni, nato a Scandiano e residente a Brescia e Sabrina Minguzzi, 29 anni. Lo stesso giorno la “doppia” coppia proveniente da Parma aveva tentato, senza successo, di derubare altre due gioiellerie a Mesola e Copparo, ma il comportamento particolarmente guardingo dei gioiellieri li aveva fatti desistere. Si erano così diretti a Codigoro, alla gioielleria Pimpinati, concludendo l’impresa con una poco elegante e frettolosa arraffata di preziosi dalla vetrina, dopo che il titolare aveva dato l’allarme. La loro fuga era stata bloccata dai carabinieri e i quattro erano stati arrestati, processati per direttissima e poi rimessi in libertà. Ma nel frattempo gli inquirenti avevano continuato a raccogliere elementi di colpevolezza a loro carico, arrivando ad attribuire loro non solo i colpi a Portomaggiore e Tresigallo (e i tentativi a Mesola e Copparo), ma anche un altro furto ai danni di una gioielleria di Casalgrande (Reggio Emilia) compiuto a gennaio, sempre il giorno 22. Elementi che hanno portato il pm Savino a chiedere e ottenere dal gip Silvia Marini tre ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite ieri mattina a carico di Cancelli e Argentini (a Borgo Panigale) e Piatti (a Gonzaga). Indagate a piede libero la Minguzzi e un’altra donna, B.M. di 22 anni.
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