La lezione del “piccolo Ratzinger”
Il cardinal Canizares presente alla ‘Tre giorni del clero’ davanti ad oltre duecento tra sacerdoti, seminaristi e laici
Vestito non in rosso cardinalizio bensì da prete tra i preti, ai quali chiede durante le omelie «di non comportarsi da attori perché il protagonista è Cristo», di fare il possibile per riportare in chiesa «il canto gregoriano che un peccato sia sparito» e anche di adoperarsi affinché «il segno della pace durante le messe non sia uno show».
Come del resto recita l’ultima disposizione, firmata in giugno dal cardinal Antonio Canizares, prefetto della Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti. Ieri mattina il “piccolo Ratzinger”, così è chiamato per via della consonanza teologico-culturale ma pure per una certa somiglianza fisica con il papa emerito, era a Ferrara dove figurava in qualità di relatore d’eccezione in apertura della “Tre giorni del clero” in corso fino a domani al seminario di via Fabbri.
Chiamato in città da monsignor Luigi Negri prima di assumere formalmente l’incarico di nuovo arcivescovo di Valencia; un ritorno in patria dopo la chiusura dell’incarico nelle stanze della Curia romana che non è una retrocessione decisa da Bergoglio «perché sono stato io a chiedere a Francesco di avere l’odore delle pecore», mette in chiaro il cardinale spagnolo.
Oltre duecento tra sacerdoti, seminaristi e laici ferraresi hanno ascoltato un suo discorso tutto concentrato sulla «liturgia come atto di tradizione e chiave per il futuro della Chiesa»; secondo Canizares infatti, questa saprà rinnovarsi «leggendo, approfondendo e interpretando fedelmente il messaggio del Concilio Vaticano II», un atto in positivo cui si associa un fermo rifiuto nei confronti di «chiunque si prenda la libertà di distruggere e profanare la liturgia secondo i canoni tradizionali», non certo stravolti, in questa ottica, dalla riforma voluta da Giovanni XXIII e Paolo VI. Ecco la «grande responsabilità che tocca ai vescovi e ai sacerdoti», ovvero la missione secondo cui «davanti all’allontanamento della fede e al fallimento dell’umanità – ha detto Canizares - derivato dalla marginalizzazione di Dio, la priorità suprema è condurre gli uomini verso Dio, lasciandosi guidare da Lui, unica bussola utile per orientarsi».
Nella sala del seminario a dominare è una grande immagine di Gesù, mentre le parole del “custode” delle preghiere e dei riti della comunità ecclesiale sono poco più che sussurrate.
Dopo il monito che invita a prendere le distanze «dalla mentalità contemporanea che guarda all’umanità solo dal punto di vista dell’efficienza», Canizares richiama i preti alla necessità di lavorare per «un nuovo movimento liturgico, perché quello odierno non è né in buona forma né di certo nel suo miglior momento».
Al termine del suo intervento, chiediamo a Sua Eminenza se per caso si offenda quando qualcuno lo definisce conservatore o addirittura reazionario: «Per nulla – è stata la sorridente risposta del cardinale – poiché conservare quanto di buono ha da offrire oggi la Chiesa è cosa giusta».
Fabio Terminali
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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