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L’allarme della Cia: siamo alla frutta

L’allarme della Cia: siamo alla frutta

«Quest’anno la crisi del settore è notevole, quasi tutte le colture sono in netta perdita»

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ARGENTA. Donando ai cittadini presenti in Fiera una sportina di pregiata frutta, il mondo agricolo attraverso la Cia di Argenta, Portomaggiore e Voghiera, ha lanciato un grido dall'allarme. Tra il costo di produzione della frutta e l'incasso non c'è differenza. Anzi, in alcuni casi l'agricoltore ci rimette. Lunedì sera, con una singolare protesta, il presidente della Cia di zona Luigi Monterastelli assieme al coordinatore responsabile Luca Simoni e alcuni agricoltori, hanno regalato frutta ai presenti. «Quest'anno la crisi del settore ortofrutticolo è notevole - spiega Monterastelli -. Quasi tutte le colture sono in perdita; ad esempio per la mela che ha un costo di produzione di 0,35 centesimi al chilo si prende la stessa cifra, anzi qualche centesimo in meno. La pera è ancora peggio in particolare per la famosa pera abate che è unica nel mondo e si coltiva in particolare nelle nostre zone. Cosa fare? Bisogna unirsi e non bisogna guardare le sigle sindacali o le bandierine. E se per mele e pere va male, il discorso non cambia per l'altra frutta: ad esempio con meloni e cocomeri non si guadagna nulla. Tutti parlano di agricoltura - aggiunge ancora - anche il nostro sindaco Fiorentini all'apertura della Fiera ne ha parlato. Agricoltura e agroindustria che è l'unica strada però i dati sono questi, dati che non hanno un futuro». A chiarire l'aspetto tecnico della situazione e della crisi che colpisce gli agricoltori dei tre comuni, Luca Simone: «Le aziende agricole di questo territorio sono medio piccole e a conduzione familiare. Aziende che per avere redditività positiva sono frutticole perché altrimenti la loro dimensione non consente di avere un reddito. Se la frutticoltura non dà reddito purtroppo sono destinate a chiudere. Ecco, siamo qui a sensibilizzare i cittadini per dire che abbiamo una frutta specializzata, aziende altrettanto specializzate che investono ma non hanno ritorno economico. Queste realtà agricole argentane sono state colpite dalla siccità nel 2012, dall'eccesso di pioggia nel 2013 e quest'anno non c'è prezzo: non possono andare avanti e di conseguenza, non potranno darci quel prodotto su cui il nostro territorio ha investito. Si sta rischiando di perdere quella tipicità che ci ha caratterizzato da anni. Se persone di 40-60 anni dovessero smettere non saprebbero cosa fare e quindi rischiamo di perdere questo punto di forza che Argenta ha nell'agricoltura». (g.c.)

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