Tasso variabile o fisso? Così si valuta il mutuo
La discesa del costo degli interessi sui mercati finanziari agevola le famiglie e la scelta del contratto più conveniente può far risparmiare migliaia di euro
Tasso fisso o variabile? In caso di accensione di un mutuo, cosa conviene in questo momento? Innanzitutto ci si può soffermare per un istante su qualche dato relativo al comportamento dei risparmiatori italiani: secondo un recente articolo del Sole24Ore, le richieste a tasso variabile sono passate dal 54,2% al 63,6% e le surroghe sono raddoppiate, dal 5,1% del primo semestre 2013 all’11% dei primi sei mesi del 2014. Nonostante ciò, rispetto ad alcuni fa le cose sono cambiate. «Se nel 2008 il mutuo a tasso variabile era preferibile al fisso – commenta Graziano Cavallini, consulente del credito per la Confesercenti di Ferrara -, ora la conclusione è opposta, ovvero alle condizioni attuali, per chi vuole sottoscrivere un nuovo mutuo, sarebbe preferibile la scelta del fisso perché attualmente il parametro Irs 20 anni è poco sotto il 2%, un’offerta con spread tra il 2,5% ed il 3% permetterebbe di ottenere un tasso fisso finito inferiore al 5%, molto vicino alla media 1999-2014 pari al 4,2%, mentre il variabile con gli stessi spread, nel caso in cui i tassi salissero al 3%, si arriverebbe a pagare interessi del 5,5-6%». Ma surrogare conviene? «Sicuramente per tutti coloro che hanno sottoscritto mutui con tasso fisso superiore al 5%, oggi ci sono proposte che consentono di risparmiare», risponde l’esperto in materia di credito. Sei anni fa, agli albori della crisi economica, Cavallini aveva svolto un’analisi (confrontando due mutui da 100.000 euro sottoscritti a gennaio 2001, uno a tasso variabile Euribor 1 mese e l’altro a tasso fisso Eurirs 20 anni) i cui dati indicavano, inequivocabilmente, come il tasso variabile fosse stato fino a quel momento più vantaggioso rispetto all’altro. «Il mutuo a tasso variabile ha consentito di rimborsare più capitale e pagare meno interessi: il risparmio complessivo dal 2001 al 2014 supera i 27.400 euro, cifra importante nell’economia di qualsiasi famiglia». Poi le cose sono cambiate, con l’abbassamento quasi a soglia zero dei tassi. «La differenza – nota il consulente - ha fatto sì che dallo stesso periodo (metà 2009) la rata a tasso fisso sia stata maggiore di quella a tasso variabile di oltre 200 euro ogni mese. Allora eravamo agli inizi della crisi e i tassi erano cresciuti enormemente in un periodo relativamente breve. Oggi siamo nella situazione opposta ovvero i tassi sono al livelli talmente bassi che non possono far altro che crescere».
Fabio Terminali
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