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grillini divisi

Fabbri come Pizzarotti?

Stefano Ciervo
Marco Fabbri e Ilaria Morghen
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Marco Fabbri e Ilaria Morghen

Cinque capigruppo M5S e il deputato Ferraresi al sindaco di Comacchio: vai contro i principi del movimento, ripensaci. Provincia, urne disertate

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COMACCHIO. C’è un Pizzarotti anche nella politica ferrarese, cioè un sindaco simbolo delle vittorie M5S, come quello di Parma appunto, messo sotto accusa dall’ala dura del movimento. Ad aver ricevuto un vero e proprio “avviso di sfratto” dagli altri grillini è ora Marco Fabbri, il primo cittadino comacchiese, reo di aver siglato un patto tra sindaci per costituire un listone in vista delle elezioni di secondo grado per il nuovo consiglio provinciale.

«La scelta di Fabbri, se dovesse essere portata a compimento, andrebbe contro ogni battaglia intrapresa dal M5S in Parlamento ed, ancora peggio, violerebbe uno dei principi fondamentali del Movimento, ovvero quello di non fare alleanze con altri partiti, un precedente inaccettabile per un Movimento che fa delle coerenza un proprio cavallo di battaglia» è il passaggio chiave della nota firmata dai capigruppo Luca Bertaccini (Argenta), Andrea Castagnoli (Codigoro), Ilaria Morghen (Ferrara), Mirko Barbieri (Fiscaglia) e Federico Menegatti (Lagosanto), oltre che dal deputato Vittorio Ferraresi. In pratica si tratta del nocciolo duro del movimento in provincia, con l’eccezione appunto di Comacchio e anche Cento: tutti esponenti politici impegnati in battaglie di opposizione nei rispettivi ambiti, che vedono in particolare il Pd, promotore dell’intesa tra sindaci e “titolare” di otto seggi su dodici oltre che del presidente in pectore (Tiziano Tagliani), come fumo negli occhi.

L’avviso a Fabbri è esplicito, senza un ritiro della sua candidatura in Provincia e dello stesso sostegno alla lista, il finale sembra già scritto. Non è la prima frizione tra comacchiesi e i più ortodossi ferraresi, all’interno del movimento, ma certo un chiarimento generale (su politiche e strategie, non solo sulle alleanze) a questo punto non sembra rinviabile.

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La scelta del listone, chiariscono i firmatari della nota, non è condivisibile «nè nella forma nè nella sostanza. Infatti, qualora l’autocandidatura di Marco Fabbri portasse alla sua elezione, all’interno di una lista Pd, ogni suo abbaglio verrebbe ricondotto erroneamente al Movimento 5 Stelle che, a prescindere, non è partecipe di questa sua personale scelta politica. Inoltre - continua la nota - tutte le decisioni scellerate (in questi anni, nel territorio, ne abbiamo viste moltissime), da parte di questo ‘listone’ provinciale a guida Pd. verrebbero giustificate dicendo “non abbiamo mica deciso solo noi, c’era anche il M5S candidato”».

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Dopo aver ribadito di essere favorevole all’abolizione delle Provincia, «quella vera, non quella finta proposta da Renzi. Questa riforma risulta ancora più grave, perché oltre al fatto di non averle abolite, ha tolto anche la possibilità agli elettori di poter scegliere democraticamente i propri rappresentanti», i firmatari tolgono ogni possibile scudo a Fabbri: «Riteniamo non sia possibile, come dice Fabbri, scindere la figura del Sindaco da quella di iscritto al M5S, dato che a maggio 2012 Marco Fabbri e la sua lista si sono candidati accettando degli ideali precisi, primo tra tutti quello di proporre un’alternativa al sistema di potere attuale senza alcun compromesso o alleanza».

La nota non rivela quale sarà la posizione dell’M5S alle elezioni provinciali, ma Morghen, ad esempio, ieri rivelava l’intenzione del gruppo consiliare ferrarese a «non partecipare al voto». Il peso ponderato dei consiglieri ferraresi è molto elevato, una diserzione delle urne da parte di cinque di loro favorirebbe l’unica lista concorrente, cioè Fratelli d’Italia-Gol, che quindi potrebbero conquistare anche due seggi e comunque garantirsi una presenza nel nuovo ente di secondo grado.

 

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