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Antifascista della prima ora

Antifascista della prima ora

Giovanni Magoni (1909 – 1944) aveva fin da giovane sentimenti antifascisti, nutriti anche dalle sue origini popolari che gli consentirono di entrare direttamente in contatto con i disagi della gente,...

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Giovanni Magoni (1909 – 1944) aveva fin da giovane sentimenti antifascisti, nutriti anche dalle sue origini popolari che gli consentirono di entrare direttamente in contatto con i disagi della gente, e dal 1930, quando ebbe i primi rapporti con il partito comunista clandestino, trovò immediatamente il modo di dare libero sfogo alle sue istanze di reazione al fascismo. Giovanni ufficialmente gestiva assieme alla sua famiglia il banco della frutta al mercato sul Listone, e infatti in corso Porta Reno è posizionata ancora oggi una lapide in sua memoria, ma ben presto iniziò la sua intensa attività di propaganda e organizzazione. Fino al 1940 le sue azioni di distribuzione della stampa clandestina, il lancio di volantini nei teatri e in generale tutte le operazioni di contrasto alla forza politica al potere, gli valsero sospetti e rischi, ma in generale non fu mai individuato. Alla fine del ’42 però, dopo essere stato chiamato alle armi, e in seguito a varie vicissitudini fra gli alpini, corpo a cui era stato assegnato, scoprirono la sua doppia vita mentre si trovava al fronte in Albania contro la Grecia, probabilmente grazie alla collaborazione di qualche compagno arrestato e fatto “cantare” dai militari. Nello stesso anno fu trasportato e imprigionato a Ferrara, nelle carceri di via Piangipane, da cui uscì nel ‘43, grazie alla caduta del fascismo di due giorni prima, riprendendo così la sua attività politica, questa volta allo scoperto. Ma l’armistizio proclamato da Badoglio in settembre riportò al potere il governo fascista, e il movimento comunista tornò nella clandestinità: per Giovanni iniziò allora il periodo da partigiano vero e proprio. In quegli anni concentrò le sue azioni tra la Romagna e le valli di Comacchio fino al 1944, quando incappò in un un posto di blocco dove fu riconosciuto e nuovamente arrestato. Dopo qualche mese passato nel carcere ferrarese, riuscì ad evadere in seguito al trambusto provocato da un bombardamento aereo, e riprendere la lotta, ma sfortunamente venne ancora riconosciuto da un militare suo compagno d’infanzia, che lo trasferì nelle carceri di Bologna. Fu ucciso durante una rappresaglia dei tedeschi, probabile conseguenza di una vittoria dei partigiani nel bolognese: i tedeschi coinvolsero Giovanni e alcuni altri detenuti politici, fucilandoli il 20 settembre 1944.

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