Marattin si commuove Un addio tra le lacrime
L’assessore va a Roma a lavorare per Renzi: un onore gestire il denaro pubblico Dimissioni non ancora formalizzate, la delega passa a Tagliani che lo ringrazia
E alla fine quell’assessore tutto d’un pezzo, foderato di cifre ed equazioni matematiche, in perenne lotta con deficit e debito, si sciolse nel pianto. Brillano gli occhi a Luigi Marattin, la voce si increspa: «È stato un grande onore indossare la fascia tricolore, essere chiamato a gestire il denaro pubblico, cosa che spero di aver fatto al meglio, e aver aiutato un uomo prima che un politico, a cui va il mio grazie».
Il sindaco Tagliani gli poggia un braccio sulla spalla; poco prima aveva verbalizzato un «Gigi va a Roma con la nostra benedizione».
Segno che le indiscrezioni di stampa sono confermate, l’avventura in giunta iniziata l’1 dicembre 2010 è arrivata al termine: Marattin lascia per entrare nello staff economico del premier Matteo Renzi. Nessun particolare nuovo sull’incarico che andrà a ricoprire a Palazzo Chigi e sul contratto sottoscritto, «sarà il presidente nel consiglio ad annunciarlo nei tempi e nei modi che sceglierà», dice il diretto interessato. Questione di giorni, comunque. Solo una certezza: «Torno a fare l’economista, avrò un ruolo assolutamente tecnico e non politico: mi prendo una pausa, ne sento il bisogno».
Peraltro le dimissioni non sono ancora state formalizzate. Forse lo saranno lunedì prossimo o quello successivo, il 29, quando l’assestamento di bilancio andrà in consiglio comunale: l’ormai ex assessore pensa a quell’occasione per il saluto all’istituzione. Contemplando pure il periodo da “soldato semplice” in consiglio, «sono stati i dieci anni più importanti della mia vita – riconosce Marattin -. I risultati ottenuti travalicano i confini della città, sono merito non tanto mio quanto della giunta in primo luogo e ognuno dei dipendenti comunali ha messo un piccolo pezzo: ho già parlato con i colleghi in assessorato che tanto mi hanno… sopportato».
La delega al bilancio rimane nelle mani di Tagliani. Almeno fino a dopo le regionali. E poi? «Ne parleremo a bocce ferme; intanto non c’è nessuna emergenza, è già impostato il previsionale 2015», dice il sindaco che sull’altare delle elezioni di fine novembre rischiava di sacrificare, fino a pochi giorni fa, anche Aldo Modonesi. Sulla concorrenza per avere Marattin, si è dovuto arrendere a Renzi.
«A Gigi faccio i complimenti e gli auguri a nome di tutti – spiega Tagliani -, la città deve essere orgogliosa. È il riconoscimento del lavoro fatto e di come le qualità tecniche, calate dentro un contesto giusto, possano essere valorizzate. Anche superando una certa asprezza caratteriale e ricucendo qualche conflittualità».
Ora però tutto si scioglie nel dolce buffet d’arrivederci, nell’abbraccio con Paolo Calvano che guida una piccola delegazione Pd, cui si aggiunge l’ex consigliere leghista Francesca Cavicchi. Una cartolina da Palazzo Chigi, o meglio un selfie, arriverà di sicuro. Auguri e ringraziamenti a Marattin anche da Calvano, Finco e Vitellio
Fabio Terminali
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