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Viaggio nell’antica Roma grazie agli archeologi

Viaggio nell’antica Roma grazie agli archeologi

I resti murari, gli oggetti di uso quotidiano, le monete: tante le testimonianze
Gli esperti: in questi anni è stato fondamentale il dialogo con la popolazione

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Non siamo abituati a pensarci. Eppure i Romani c’erano. Sono stati qui. E ora, ad Alberone di Ro, le loro tracce sono palpabili, pronte a restituirci un passato che non credevamo di possedere. I resti murari, gli oggetti di uso quotidiano, le monete: le testimonianze riportate alla luce nell'ultima campagna di scavo sono apparse ieri sotto gli occhi dei visitatori che hanno potuto esplorare i resti dell’insediamento rurale di epoca romana in località Ca' Nova . Ma, come in un palcoscenico della conoscenza e della reminiscenza, i veri protagonisti sono stati coloro che hanno permesso lo svolgimento dei lavori: i volontari del Gruppo Archeologico Ferrarese (Gaf), gli studenti delle Università di Ferrara e Bologna, guidati dagli archeologi Lorenzo Zamboni e Marco Bruni.

Lo scavo, diretto da Mario Cesarano, funzionario della Soprintendenza dei Beni Archeologici dell'Emilia Romagna, e finanziato dal Gaf, interessa un’area di circa 200 mq e rappresenta la quinta campagna di indagini compiute a partire dal 2009. Quella di ieri è stata un'intensa visita, condotta da Cesarano, con lo spettacolo di un drone che si è sollevato per la scansione giornaliera della scavo. «In questi anni è stato fondamentale il dialogo con la popolazione - riferisce Cesarano - che si è interessata agli scavi e ha offerto dati ed informazioni». Carla Lanfranchi, presidente Gaf, in occasione della visite di ieri pomeriggio, sottolinea l’aspetto didattico dello scavo: «Da due anni questo è uno scavo didattico. Non vogliamo solo raccontare, ma anche mostrare le tracce della storia del nostro territorio. Con l'archeologia vogliamo rafforzare il senso di appartenenza a queste terre».

Ma cosa possiamo dire riguardo i ritrovamenti? Innanzitutto è bene precisare che, grazie al lavoro di alcuni volontari fra i quali Liviano Palmonari, Morena Agnani e Giuliano Manzoli, ad oggi si possono contare sul territorio circa 50 siti di interesse archeologico per l’età romana e ciò ha permesso l'aggiornamento della Carta del Rischio Archeologico della regione e la creazione del progetto S.P.Q.Ro (South Po Valley Questioning the Romans) che coinvolge i sei comuni del copparese. L’insediamento di Alberone, si data con tutta probabilità al I secolo d.C. e poteva avere l'estensione di circa un ettaro, comprese le porzioni di terra adibite a coltivazione e ambienti annessi alla struttura principale. La vera novità di questo scavo sono però le nuove tecnologie: «Il dott. Bruni - spiega Zamboni - ha messo a disposizione per lo scavo il suo drone. Ora possiamo mettere in fotosequenza tutte le fasi di scavo. Inoltre stiamo applicando metodologie moderne nell’apertura delle aree: non operiamo sondaggi in profondità ma leggiamo il terreno in estensione».

Eleonora Poltronieri

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